
Lo sfogo su Facebook. Perché così, secondo loro, non può più andare. Wilma Wachs, dell’associazione animalista “Terra di nessuno”, si scaglia contro l’Ufficio del veterinario cantonale, di cui accusa i metodi, giudicati estremi. Questa volta, Wachs denuncia un episodio capitato a una coppia ticinese e che coinvolge Chacho, un cucciolo di un incrocio di pastore tedesco trovato sui monti della Val Bedretto, e che la coppia avrebbe voluto adottare. Come detto, la storia è stata affidata al social, dove immancabilmente sta suscitando un certo clamore. “Da quell’Ufficio giungono sempre e solo multe e minacce”, commenta Wachs, da noi raggiunta.
Nel post Facebook, la presidente di “Terra di nessuno” descrive il ritrovamento domenica 7 novembre di Chacho (così è stato chiamato dalla coppia) “a terra sfinito, denutrito, disperato; forse quella domenica splendente sarebbe stata la sua ultima giornata di vita”. Il giorno dopo, la coppia porta il cucciolo dal veterinario, che stabilisce: “Ha due mesi di vita, è gravemente denutrito ma sopravviverà!” L’animale non ha il microchip. La prassi prevede ora una quarantena di dieci giorni e l’avviso, da parte del veterinario, del ritrovamento del cane all’Ufficio del veterinario cantonale. E qui iniziano i problemi: già il giorno dopo, l’Ufficio contatta la famiglia, ingiungendole una, scrive Wachs, “multa salata per aver portato a casa un cane non conforme alle regole di legge” svizzere e appartenente alla “lista delle trenta razze soggette a restrizione”. Inoltre, dopo i dieci giorni iniziali, il cane sarà sottoposto a un’ulteriore quarantena di cento giorni, “al costo di 25.-/giorno a carico della famiglia”. E non è finita: sempre secondo riportato da Wilma Wachs, sul cane saranno effettuati degli esami “per verificare se ha la rabbia”.
Un controllo letale
Ora, quello della rabbia non è un semplice esame: per effettuarlo, ci conferma una veterinaria, occorre attendere che l’animale sia morto o ucciderlo, “decapitarlo e fare un esame istologico del cervello”. Secondo la veterinaria, tuttavia, per scoprire se un cane ha la rabbia è sufficiente tenerlo in isolamento per qualche giorno, dove muore autonomamente, di solito entro una settimana. Inoltre, secondo la dottoressa, “un cane rabido è aggressivo, sbava, va in giro con la testa abbassata. Non mi sembra che questo cucciolo abbia questo aspetto”. Del metodo per svolgere l’esame la presidente dell’associazione animalista è perfettamente cosciente: “Per vedere se un cane è affetto da rabbia bisogna ammazzarlo!”, urla su Facebook, prima di invitare tutti a scrivere all’Ufficio del veterinario cantonale. Appello che è stato effettivamente accolto da alcune persone.
“Nessuna intenzione di abbattere il cane”
“È una fake news!”, tuona però il veterinario cantonale Luca Bacciarini, da noi contattato, che smentisce qualsiasi intenzione di soppressione del cucciolo. Bacciarini conferma che Chacho si trova in quarantena per 110 giorni, come prevede la procedura nel caso di entrata in Svizzera di cani provenienti da regioni a rischio o dall’origine ignota o non verificabile, come nel caso di Chacho. Non c’è infatti modo di provare che il cane sia stato effettivamente trovato in Val Bedretto o di essere certi che prima della sua comparsa in Ticino non si trovasse in regioni dove circolano malattie canine gravi, quali la rabbia. “Quella della quarantena per la rabbia è una misura volta a proteggere la salute degli animali e delle persone”, ci spiega il veterinario cantonale. “Noi lo spieghiamo continuamente e ogni volta che c’è un caso del genere si accende la rabbia popolare”. Come confermato da nostri interlocutori, accade infatti relativamente spesso che sul nostro territorio vengano introdotti appositamente cani non registrati, anche provenienti da allevamenti e regioni a rischio, talvolta anche simulandone il ritrovamento casuale. L’abbattimento del cane che in quarantena non manifesta sintomi di rabbia resta comunque escluso.

Soppressione di un cane anche per altri motivi
Anche alla donna che ha trovato Chacho, e che si è rivolta all’associazione “Terra di nessuno” per chiedere aiuto, non risulta che possa essere ordinata la soppressione del cucciolo per effettuare l’esame della rabbia. A Ticinonews spiega però che il rischio di abbattimento rimane concreto: la causa è la stessa lunga quarantena a cui il cane è sottoposto. “L’Ufficio del veterinario cantonale ci ha detto che un cucciolo così piccolo potrebbe sopportare malissimo la quarantena ed essere quindi soppresso”, dichiara. E anche se Chacho riuscisse a uscire dalla quarantena, rischia di non essere più adatto a vivere in una famiglia, essendogli mancate per tre lunghi mesi le interazioni sociali necessarie al suo sviluppo: pure un cane aggressivo perché cresciuto senza interazioni sociali è a rischio di soppressione. Inoltre, “il cane può essere soppresso anche se non sono sostenuti i costi della quarantena, che sono ingenti”, spiega Christopher Jackson, avvocato della coppia che ha trovato Chacho.
Quarantena destabilizzante
“C’è un problema con le strutture dove vengono effettuate le quarantene”, commenta Jackson. “Una quarantena di tre mesi su un cucciolo così piccolo incide in maniera fondamentale sul suo sviluppo”. Il veterinario cantonale è cosciente del problema delle lunghe quarantene per la crescita psicofisica dei cuccioli. “Noi applichiamo una procedura che è necessaria a fini sanitari. Potremmo però in molti casi risparmiarcela se i proprietari di cani li acquistassero dai canali ufficiali”, chiosa Bacciarini.
Chacho rimane in isolamento
In ogni caso, per il momento, Chacho resta in quarantena. E poiché la coppia che l’ha trovato non può rivendicarne la proprietà, “Alla fine del periodo di isolamento potrà essere adottato da chi ne farà richiesta”, conclude Bacciarini, sebbene la famiglia ci abbia fatto sapere di averne già richiesto formalmente l’adozione. “Non è certo questo il modo di fare”, commenta irritata, da parte sua, Wilma Wachs. “La famiglia ha agito in buona fede. Noi li sosterremo anche con le spese legali”. Sulla vicenda non è dunque ancora scritta la parola “fine”.
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