Certificato Covid: “Berna lasci fare a noi”
Franco Denti e Federico Tamò a sostegno della pratica accelerata per il certificato Covid. Denti: “Essenziale per il ritorno alla vita comunitaria”, Tamò: “Un grosso dibattito etico, ma ci serve”
di Radio3i/MMINO
Certificato Covid: “Berna lasci fare a noi”

L’associazione nazionale dei medici Fmh e l’associazione dei farmacisti Pharmasuisse hanno deciso di accelerare la pratica per il loro certificato Covid-19 per le persone vaccinate, guarite e testate. La soluzione proposta, secondo le due associazioni, “non è falsificabile” e più comoda. A tal proposito i colleghi di Radio3i hanno raggiunto Franco Denti, presidente dell’Ordine dei medici e Federico Tamò, portavoce dell’Ordine dei farmacisti.

Da Berna? “Un gran casino”
“Noi siamo pronti con il nostro certificato che si sviluppa già su una piattaforma esistente che garantisce il massimo della riservatezza”, spiega Denti. Si tratta infatti del portale con il quale tutti i medici e farmacisti comunicano fra loro. “Oggi c’è un gran casino da parte della Confederazione, laboratori e cantoni e per questo bisogna mettere ordine”, sostiene. In Svizzera si vaccinano circa 30mila persone al giorno e per fine maggio, lo ricordiamo, la Confederazione ha annunciato probabili nuove aperture e per questo “bisogna essere pronti”. “Credo che Berna potrebbe risparmiare tempo e denaro stabilendo quali sono i criteri ma lasciandolo fare a chi del mondo sanitario lo sa già fare in tutta sicurezza”, aggiunge Denti.

La Confederazione rifiuta la proposta
Berna per il momento ha rifiutato questa proposta ma le due associazioni vogliono andare nella loro direzione con i criteri conformi alla Confederazione. “In vista delle aperture e dei grandi eventi, le strutture devono sapersi organizzare in modo professionale e adeguato”.

“Non c’è la soluzione perfetta”
Per Denti è chiaro che si tratti di un documento discutibile ma “siamo in una situazione di pandemia” e per questo motivo “anche se è potrebbe essere discriminatorio, è uno strumento essenziale per il ritorno alla vita comunitaria”. Dello stesso parere troviamo anche Tamò. “È un grosso dibattitto etico, non c’è la soluzione perfetta”. In ogni caso questo certificato arriverà. Ad oggi, secondo Tamò, “il problema di oggi è che i certificati sono fatti dalle singole strutture e questo rende il controllo dell’autenticità molto difficile”. Insomma, per le due associazioni procedere con una soluzione centralizzata “permette di semplificare questo problema e dare più scurezza a chi li deve controllare”.

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