
Atto di nonnismo oppure “un semplice gioco in un clima amichevole”? Spetterà alla giustizia militare fare luce su quanto accaduto il 14 settembre a Emmen (LU) nella scuola reclute della Formazione d'addestramento della difesa contraerea 33 (FOA DCA 33), quando una recluta ticinese era stata bersagliata con oggetti dai commilitoni.
In particolare, si dovrà appurare se - sotto la guida del sergente maggiore presente nel video - si siano effettivamente verificati quegli episodi di bullismo e di discriminazione nei confronti dei militi italofoni, smentiti in mattinata al nostro portale da un commilitone ticinese (vedi articoli suggeriti).
Una smentita che non ha convinto totalmente il padre del ragazzo vittima della gragnuola di colpi, che proprio oggi ha incontrato il capo dell’Esercito Philippe Rebord: “Aspetto serenamente l’esito dell’inchiesta e se dovesse emergere che mio figlio ha detto verità mi riservo di adire le vie legali in sede civile nei confronti dell’altra recluta che ne ha messo in dubbio le dichiarazioni”, ha affermatoa Ticinonews. Il genitore afferma inoltre di avere le prove che smentirebbero la tesi di un semplice "gioco" tra le reclute, ovvero una fotografia - attualmente al vaglio della giustizia militare e coperta da segreto istruttorio - della parte del corpo del figlio colpita da un sasso. "L'ematoma non corrisponde certamente al quello provocato da una noce".
“L’inchiesta - ha ricordato - è partita d’ufficio dopo che il video era diventato virale e mio figlio è stato convocato ad inchiesta già avviata. Lui non ne avrebbe mai parlato, è deciso a continuare la sua avventura in grigioverde ma è rimasto deluso dal comportamento del suo superiore. Certe dichiarazioni, però, mi sembrano una vera e propria arrampicata sugli specchi”.
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