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Cerny: "Noi ticinesi non vogliamo essere cavie"
Cerny: "Noi ticinesi non vogliamo essere cavie"
Cerny: "Noi ticinesi non vogliamo essere cavie"
Redazione
6 anni fa
Il direttore dell'Epatocentro Ticino è deluso dalle decisioni del Consiglio federale e del Consiglio di Stato di allentare le misure restrittive

“La decisione di Berna di un avvio così rapido creerà una seconda ondata”. Così il direttore dell’epatocentro Ticino, Andreas Cerny, durante l’edizione del TgSpeciale di Teleticino. Il Consiglio federale oggi ha spiegato il piano per ritornare alla “normalità” nei prossimi mesi; si tratta di un passaggio a tre fasi, distinte e distanziate fra loro, con la prima parziale riapertura dal 27 aprile. Anche in Ticino, qualcosa si muove e si percepisce sempre di più la volontà di allentare la presa. È di oggi infatti la notizia per cui i cantieri, seppur in modo limitato e con delle restrizioni, riapriranno da lunedì mattina. “Sono deluso, si sta facendo un esperimento sulla popolazione svizzera” sentenzia Cerny e aggiunge: “Capisco che la prospettiva d’oltralpe sia diversa dalla nostra".

Modelli per allentare le misureMa quindi, di quali modelli per allentare la presa abbiamo bisogno? “I modelli che hanno funzionato nei paesi che già hanno vissuto la situazione” spiega il direttore. “La Cina, la Corea del Sud, Singapore hanno aspettato dopo il picco, finché c’è stato un periodo di assenza di nuovi casi come indicazione di un virus che non circola più e poi, hanno rivalutato a una a una le attività che potevano riaprire”. E aggiunge: “La Lombardia sta seguendo la stessa strada e noi – precisa – siamo nello stesso profilo epidemiologico”.

Scegliere di avere più tempoL’auspicio, quindi, per Andreay Cerny è che il Ticino chieda altre finestre speciali alla Confederazione, almeno fino al 4 maggio. “Le strutture sanitarie si sono allenate a gestire il Covid-19, è vero, ma non abbiamo nessun medicamento comprovato. Stiamo solo facendo un trattamento di supporto”. Questo significa che, scegliendo di avere più tempo, “avremmo anche l’opportunità di vedere il risultato dei cento studi in corso”. “Se questa ondata nuova ci colpisce a giugno non saremo così preparati come per esempio, potremmo esserlo, nei mesi autunnali”.

"Non vogliamo essere cavie"Il capitolo della riapertura o meno delle scuole è molto delicato. E quasi quanto quello delle mascherine, continua a far discutere. “La chiusura delle scuole, secondo degli studi, è una delle misure più efficaci contro il coronavirus. La popolazione ticinese è stata colpita moltissimo e non vogliamo essere cavie” spiega Cerny. “Io aspetterei di vedere quello che succede vicino a noi, ora Austria, Danimarca e Spagna stanno facendo delle sperimentazioni e noi abbiamo l’interesse per vedere che cosa succede”.

Macherine sì o mascherine no?E, poche righe sopra già citata, la questione delle mascherine è all’ordine del giorno. Usarla o non usarla? Ora sembra che un po’ tutti stiano andando nella direzione di usarla e di renderla anche obbligatoria per alcuni settori lavorativi. “Gli studi confermano che la diffusione del virus viene ridotta con le mascherine, io sono a favore di portare le mascherine” conclude il direttore dell’Epatocentro Ticino.

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