
Dovevano cominciare il 10 ottobre, ma slitteranno al prossimo lunedi 3 novembre. E’ questa la data in cui la polizia lacuale di Lugano, grazie al supporto di un robot che arriverà da Zurigo (e non da Ginevra come preventivato), riprenderà le ricerche del sub 68enne scomparso nel Ceresio, il 6 ottobre scorso.
Una vicenda, questa, su cui gravano ancora diversi interrogativi, a partire dalle cause del decesso. Narcosi d’azoto o malore? Infortunio o avvelenamento d’ossigeno? Si tratta solo di indiscrezioni che, per quanto verosimili, non sono state confermate ufficialmente: in merito è stata attivata un’inchiesta e la Polizia Cantonale, interpellata da Radio Fiume Ticino, ha preferito non esporsi.
Per ora il capo della Polizia lacuale di Lugano Raffaele Demaldi ha comunque fatto sapere che si tende ad escludere il suicidio. Quello che si sa è che il 68enne – un sub esperto – la sera di quel lunedì 6 ottobre non è rientrato a casa, mobilitando la famiglia che ha cosi lanciato l’allarme.
La polizia lacuale ha subito cominciato a sondare le acque del Ceresio. Lo ha fatto per diversi giorni, spingendosi fino ad una profondità di 80 metri, senza però riscuotere successo. E’ per questo che il 10 di ottobre ci si aspettava l’arrivo di un robot da Ginevra, ma, come spiega a Radio Fiume Ticino Stefano Gianettoni della Cantonale, “la polizia di Ginevra non è potuta venire a causa di concomitanti ricerche in corso”.
Si dovrà quindi aspettare fino a lunedì prossimo per l’immersione del robot zurighese che, dopo più di 3 settimane d’attesa, permetterà la ripresa delle ricerche, raggiungendo la profondità di 300 metri.
“Il vento degli scorsi giorni non avrebbe comunque reso possibili le operazioni di recupero” conclude Gianettoni “ma pensiamo che il corpo, malgrado le avverse condizioni meteo, sia ancora nei pressi di Capo San Martino”.
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