
I dati sull'inquinamento del Ceresio presentati ieri da Legambiente non hanno sorpreso nessuno: il lago, sulle sponde italiane, resta inquinato. I dati riprendono le misurazioni effettuate negli scorsi anni, con 4 punti su 7 che risultano perennemente inquinati, anche sette volte oltre i limiti di legge previsti per gli scarichi dei depuratori.
Se è vero che l'acqua delle sponde svizzere risulta sempre balneabile con valori ampiamente nella norma, è altrettanto ovvio che non si può continuare a tergiversare. Per anni i Comuni italiani interessati hanno promesso degli interventi. Ma è veramente così?
Lo abbiamo chiesto al direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali, che ha preso personalmente in mano il dossier dallo scorso aprile.
I risultati di quest'anno non si discostano da quelli riscontrati nei quattro anni precedenti. Nel mese di aprile lei aveva incontrato una delegazione di Regione Lombardia, chiedendo “fatti concreti". Qualcosa in tal senso si è mosso?"Non è successo nulla. Gli scarichi continuano e da parte nostra c'è irritazione e preoccupazione. Durante l'incontro di aprile hanno avuto la trasparenza di ammettere il problema, ma ciò conferma come tutte le rassicurazioni fornite negli ultimi anni sono state in realtà una presa in giro: ci hanno venduto solo belle parole. Comprendo che ci vorranno ancora anni prima che venga trovata una soluzione. Spero che le rassicurazioni di aprile diventino presto fatti".
A che punto sono i lavori nelle zone interessate?"Il tutto è fermo a una fase preliminare, di analisi del problema. Durante l'incontro di aprile mi hanno assicurato che si sta procedendo all'assegnazione dei mandati per le opere di intervento. Staremo a vedere. Anche perchè durante l'incontro in aprile sono state fatte promesse importanti".
È un problema di fondi? Per esempio per quel che riguarda la nuova azienda (la Alfa srl) che gestisce gli impianti idrici?"A noi hanno assicurato che non è un problema di soldi. La Alfa srl sta già emettendo bollette che contengono il rimborso dell'ammortamomento del debito necessario per i lavori. Debito che però non è stato ancora contratto. In pratica la Alfa sta riscuotendo dei contributi per rimborsare un prestito che non ha ancora ottenuto! A noi hanno comunicato di essere coperti in tal senso. È un modo di procedere lontano dal nostro, ma per loro è tutto a posto".
Secondo Legambiente negli ultimi anni è mancato un fronte comune da parte dei sindaci dei comuni interessati. Come si sta muovendo il Ticino?"C'è stato un probabile intreccio di responsabilità e competenze. Mi sono attivato personalmente con i sindaci, già dopo l'incontro di aprile. A Porto Ceresio c'è stato un avvicendamento e ho già preso contatto con la nuova sindaca Jenny Santi; a parole si è mossa e ha fatto delle promesse, ora vanno mantenute. L'unico modo che abbiamo per risolvere la questione è quello di farsi vedere e sentire, di istaurare dei contatti personali. Da parte nostra l'attenzione resta elevata".
È fattibile un intervento svizzero direttamente sul territorio italiano?"No, non si può fare. Non possiamo presentarci lì dall'oggi al domani. Da parte italiana non è un problema tecnologico ma burocratico. Purtroppo l'Italia si rivela un muro di gomma in questo senso. Da parte loro il problema non è visto con il nostro grado di priorità. Sarei già contento di vedere l'inizio dei lavori e incanalare il dossier nella giusta direzione. Va detto che in Italia una volta che partono con i lavori li portano a termine".
nic
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

