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Ticino
"Cerchiamo solo frontalieri"
Redazione
13 anni fa
Azienda di Chiasso cerca programmatori web. Per essere assunti bisogna vivere in Italia

Ha 26 anni, vive a Lugano e sta terminando la formazione alla Supsi per poi ottenere un Bachelor in ingegneria informatica. Il momento sembra quindi opportuno per cercare un posto di lavoro. L'obiettivo è trovare una soluzione in Ticino. È per questo che spesso gli capita di setacciare la rete alla ricerca dell'offerta giusta per inviare la propria candidatura. Recentemente gli è capitata tra le mani l’offerta di un'azienda informatica con sede a Chiasso: "cerchiamo programmatori web", c'è scritto in neretto (vedi gallery). Ma lui è già tagliato fuori. Non perché non ha i titoli di studio, l'esperienza o le conoscenze. Semplicemente perché è ticinese e lì vogliono soltanto frontalieri. C'è scritto senza tanti giri di parole: "necessariamente residente Comuni frontalieri". "Non ho nulla contro i frontalieri - racconta a Radio3i il 26enne che preferisce mantenere l'anonimato - ma la provenienza non dovrebbe essere un criterio per selezionare il personale. Sicuramente lo fanno per ragioni salariali ma questi episodi - ci dice amareggiato - fanno passare la voglia di cercare lavoro in Ticino e ci spingono inevitabilmente oltralpe, dove queste figure professionali sono particolarmente ricercate e valorizzate. Per questo – conclude - ho pensato di segnalare l'episodio ai sindacati". La segnalazione è arrivata a Giorgio Fonio dell’OCST di Chiasso: "Negli ultimi anni – dichiara a Radio3i - sono tante le aziende italiane che si sono trasferite a Chiasso, soprattutto per ragioni fiscali e facilitazioni burocratiche. In questo caso la scelta di selezionare esclusivamente personale proveniente da oltre confine è solo dettata da speculazioni finanziarie. È importante denunciare questi episodi per sviluppare una coscienza sociale e far capire a queste aziende che la nostra non è una terra di facili conquiste. Come OCST auspichiamo l’intervento politico per fermare questi episodi”. E sul tema sono già pronti due atti parlamentari: uno del PPD e uno dell'UDC. Così il deputato PPD Lorenzo Jelmini: “siamo preoccupati per questa situazione. I bilaterali presentano molti limiti ma qui siamo confrontati con una violazione chiara. Chiediamo che il Consiglio di Stato si attivi affinché i controlli vengano fatti e potenziati. L’episodio è venuto a galla grazie alla denuncia di un cittadino. A questo punto è l’autorità pubblica che deve prendere in mano la situazione”. L'episodio ha immediatamente scatenato anche la reazione dell'UDC. "Siamo passati - sbotta al telefono il democentrista Marco Chiesa - dal fenomeno della sostituzione a quello dell'esclusione. Alla luce di questo episodio abbiamo deciso di rivolgerci anche noi al Consiglio di stato chiedendo anzitutto una sanzione nei confronti di queste aziende, di stilare un registro cantonale delle ditte attive nel terziario che impiegano più del 50% di personale frontaliero e di appoggiare in maniera esplicita l'iniziativa contro l'immigrazione di massa promossa dall'UDC nazionale che prevede il ripristino della clausola della preferenza ai lavoratori ticinesi e residenti".[email protected]

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