
Non si può escludere un eventuale dislocamento all’estero di almeno una parte delle capacità di calcolo presenti sul territorio svizzero (a oggi, circa 90 centri di calcolo). A dirlo era stato il direttore del Centro Svizzero di Calcolo Scientifico Thomas Schulthess in un’intervista rilasciata al giornale “Tagesanzeiger”, di cui Ticinonews aveva pubblicato un estratto.
Il contesto
Nell’intervista, Schulthess spiegava che il potenziamento della ricerca nell’ambito dell’intelligenza artificiale (IA) voluto dalle due scuole politecniche federali, costerà molto in termini energetici. L’entrata in funzione al CSCS di un supercomputer denominato Alps richiederà, secondo il direttore, un consumo energetico medio di 1’300 gigawatts/ora. A suo avviso, la politica di decarbonizzazione e di dismissione delle centrali nucleari perseguita dalla Confederazione, e la conseguente transizione alle energie rinnovabili, difficilmente permetterà di produrre l’energia necessaria a questo tipo di attività. Un consorzio sottostante all’UE, denominato LUMI, starebbe già lavorando per sviluppare grandi capacità di calcolo nei Paesi nordici, dotati di importanti riserve energetiche. In compenso, la Svizzera si focalizzerebbe su progetti pilota innovativi, integrati in reti più ampie.
Le richieste
Una presa di posizione, quella del direttore del CSCS, che preoccupa il granconsigliere Alessandro Corti (Il Centro), il quale ha inoltrato un’interrogazione al Consiglio di Stato chiedendo qual è la sua posizione in merito alle dichiarazioni di Schulthess e se era a conoscenza di questa visione del Centro di Calcolo, e se sì da quando. Corti vuole inoltre sapere qual è il rischio reale che, nel medio-lungo termine, il CSCS trasferisca la sua attività, o parte di essa, al di fuori del territorio cantonale, oppure la dismetta. Pensando all’azienda AET, e alle diverse imprese comunali, “come intende il Consiglio di Stato sviluppare la competitività del nostro cantone per evitare che avvenga il dislocamento o la dismissione del Centro, per attrarre ulteriori servizi dei Politecnici federali sul territorio e rimanere un sito attrattivo per le due università?”
Di seguito le ulteriori domande poste al Governo:
Considerate le importanti infrastrutture per la produzione
di energia idroelettrica e di energia rinnovabile presenti sul territorio ticinese,
il Cantone non potrebbe pianificare e gestire questa risorsa anche in funzione
dei bisogni a medio-lungo termine del CSCS? Nelle valli dell’Alto Ticino esistono
peraltro zone industriali con capacità mai valorizzate in tal senso (in
particolare, l’area della ex Monteforno a Giornico).
È prevista una collaborazione con il Centro di Calcolo sul tema dell’Innovation
Park, pilastro importante della LInn (Legge Innovazione) per il prossimo
quadriennio?
Un politecnico federale che orienta i suoi investimenti futuri in regioni al di
fuori dei confini nazionali, per gli imprenditori locali potrebbe essere
recepito in modo disincentivante. Come pensa il Governo di reagire per invertire
questo tipo di narrativa nel nostro cantone?

