
Era stato aperto nel 2016 in seguito alla forte pressione migratoria dell’epoca, con una spesa di 1 milione e 600mila franchi. “Oggi - invece - sembra una cattedrale del deserto” è così che l’ex direttore del Centro richiedenti l’asilo di Chiasso Antonio Simona, interpellato dal Caffè, descrive il Centro migranti di Rancate. In effetti i numeri parlano chiaro, come riporta il Caffè, dalle 10'038 persone ospitate dall’agosto 2016 al dicembre 2017, nel 2018 il numero degli ospiti si è ridotto a 2'193.
Una tendenza che trova conferma anche nei dati relativi ai primi mesi del 2019. Il numero di migranti in attesa di essere respinti in Italia, perché non hanno fatto richiesta d'asilo in Svizzera, è calato nettamente soprattutto a causa dell’attenuamento dei flussi migratori, eppure, il Governo non sembra avere intenzione di chiuderlo, almeno non prima della fine dell’anno corrente.
Tuttavia occorre sottolineare un dato, parallelamente alla diminuzione degli ospiti si è registrato un aumento dei costi. Se tra il 2016 e il 2017 si sono pagati 130 franchi a profugo, nel 2018 la cifra ha quasi raggiunto i 200 franchi, benché si siano già attuate delle misure di risparmio.
“È evidente che se si fa una proporzione tra i costi della struttura e il basso numero di migranti saltano fuori cifre importanti - ha sottolineato Simona -. Detto ciò, ci si può chiedere lo stesso se non è giunto il momento di valutare alternative, come ad esempio l’utilizzo dei rifugi delle protezioni civili della regione”.
Insomma, è chiaro che occorra trovare un'alternativa, ma chiudere il Centro di Rancate dall'oggi al domani sarebbe estremamente rischioso. Da parte sua il Governo ha spiegato di avere incaricato il Dipartimento delle istituzioni di vagliare tutte le ipotesi possibili, ma non è dato sapere quanto tempo occorrerà per trovare una soluzione valida.
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