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Ticino
Centovalli: "Appalto in Italia perché non avevamo scelta"
Redazione
13 anni fa
I responsabili dell'oratorio di Lionza spiegano i motivi dell'appalto oltreconfine contestato dal Comune. "Il Municipio poteva pensarci prima"

"Corre l'obbligo di chiarire alcune cose". Il gruppo che amministra l'oratorio di Lionza, dopo essere finito nel mirino dell'opinione pubblica, e del Municipio di Centovalli, per un appalto assegnato a una ditta della Val Vigezzo, nella vicina Italia, precisa la propria posizione oggi su La Regione.

"Se siamo arrivati a dover far capo ad una ditta italiana per il rifacimento del tetto in piode" spiegano i responsabili dell'oratorio, "è proprio perché la nostra disponibilità finanziaria non ci consentiva di fare altrimenti. Comune e Cantone, ai quali ci siamo rivolti in cerca di sussidi già lo scorso anno, ci hanno negato ogni aiuto. Dovendo procedere col cantiere speditamente (il tetto della chiesa fa acqua ed i mesi autunnali sono forieri di precipitazioni) ci siamo trovati nella situazione di dover deliberare al miglior offerente."

La differenza di prezzo tra l'offerta italiana e quelle svizzere era notevole. "Con molto rammarico abbiamo dovuto escluderle" affermano i responsabili, che poi citano una lunga lista di commesse assegnate in Svizzera. "Posa ponteggi: ditta di Losone. Trasporto materiale edile: ditta locale. Lavori di sistemazione delle campane: ditta della Svizzera interna. Impianto elettrico: manodopera locale. Opere di falegname e di pittore: idem. Piode per i tetto: acquistate in Vallemaggia."

I responsabili dell'oratorio puntano poi il dito contro le lungaggini burocratiche. "La prima domanda di sussidiamento inoltrata ai due enti risale al mese di dicembre dello scorso anno. Bellinzona ha risposto in modo negativo, a fine gennaio. Il Municipio delle Centovalli, due mesi dopo, ha chiesto un incontro. Ha verificato minuziosamente lo stato delle nostre casse, dopodiché, per 5 mesi non si è più fatto sentire. Il 30 luglio, dopo nostro sollecito, ci ha fatto sapere che si stava impegnando per farci ottenere un aiuto finanziario dal Cantone. Poi, a lavori avviati, ci hanno scritto quella lettera, criticando la nostra scelta di appalto. Avrebbero potuto muoversi d'anticipo. Noi, dopo due anni di intensa campagna di ricerca fondi non potevamo agire diversamente. Il rischio che l'acqua rovinasse gli affreschi ha determinato l'urgenza."

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