
Basta un clic sul proprio smartphone per finire in un vortice legale apparentemente senza vie d'uscita.
Navigando su internet, può comparire all'improvviso la pubblicità di un sito porno. Se cercando di spostare questa finestra vi si clicca inavvertitamente sopra, o se si clicca sulla crocetta che dovrebbe farla scomparire, in brevissimo tempo arriva un SMS. Un messaggio incomprensibile, cui fa seguito la richiesta di inserire il proprio numero di telefono. A questo punto praticamente tutti lasciano perdere e proseguono la navigazione. Ma la frittata ormai è fatta e nel giro di pochi giorni ci si vede recapitare in bucalettere una fattura di 79.90 franchi, elencati accanto alla voce "video on demand". E se non si paga subito, si dà il là alla consueta serie di richiami, solleciti e ordini di incasso, facendo lievitare la somma richiesta.
La truffa, di cui ha già parlato Patti Chiari, è al centro di un reportage pubblicato sul Caffè di oggi. Secondo il domenicale sarebbero centinaia i ticinesi che in questi mesi si sono visti recapitare una raccomandata da una società di recupero crediti, la Pay Pay con sede nel canton Svitto, che chiede di saldare la fattura di un abbonamento a un sito porno per conto della Pulsina Limited di Zurigo. L'abbonamento, appunto, contratto con quel clic involontario.
E neppure la SECO sembra poter contrastare questa truffa. "Non è servita neppure la segnalazione alla Segreteria di Stato dell'economia, che si occupa di casi simili quando si trova di fronte a metodi commerciali sleali" ha raccontato al Caffè una vittima della truffa. In effetti la stessa SECO sostiene di poter adire le vie legali "solo se sono minacciati o lesi interessi collettivi." Se dovesse ricevere un numero sufficiente di relami relativi a pratiche sleali, comunque, "potrà valutare è opportuno presentare una querela all'autorità cantonale competente."
"In questi casi non si deve pagare" dichiara dal canto suo l'avvocato luganese Alfio Decristophoris, specializzato in diritto contrattuale. "Uno dei punti essenziali di un contratto è la volontà delle parti. Non mi pare che in questo caso questa situazione sia stata soddisfatta. Capisco che qualcuno, pur di chiudere la faccenda, paghi. Ma io andrei tranquillamente anche in pretura, al Tribunale d'appello e a quello federale."
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