
Come reso noto settimana scorsa dalla deputata Tamara Merlo, il referendum lanciato dai Verdi contro la caccia ai cervi sul Monte San Giorgio non ha raccolto un numero sufficiente di firme, per cui il popolo ticinese non sarà chiamato ad esprimersi sulla decisione di riaprire la caccia presa dal Gran Consiglio nel giugno scorso.
Un insuccesso, quello dei Verdi, sul quale si esprime oggi il deputato PLR Franco Celio, tramite una pungente opinione pubblicata sul Giornale del Popolo.
"Data la sicumera con cui avevano sbandierato le oltre quindicimila firme raccolte nel 2005, sembrava impossibile che l'operazione referendaria fallisse così miseramene come è avvenuto" commenta Celio. "Eppure così è: invece delle famose quindicimila firme (anzi: 15'435!) i contestatori, stavolta, ne hanno raccolte poco più di cinquemila, vale a dire meno di un terzo di quelle sbandierate per pavoneggiarsi prima, durante e dopo il dibattito parlamentare!"
"Questi giochetti riescono una volta; la seconda sanno di minestra riscaldata" scrive Celio, comparando l'esito dell'iniziativa del 2005 per salvare i camosci del Monte Generoso e quella di quest'anno per i cervi del Monte San Giorgio.
Secondo il deputato liberale radicale "il fallimento dello strombazzato referendum" dimostra alcuni dati di fatto.
"Il primo è che i suoi promotori millantavano un credito che in realtà non avevano" afferma. "Inoltre il flop referendario dimostra che il Ticino non è ancora un Cantone così urbano per cui, dei danni prodotti dagli ungulati all'agricoltura, tutti se ne infischiano altamente. Presto o tardi sarà forse così. Al momento, no. Infine occorre rilevare che, stavolta, le firme raccolte non corrispondono neppure al seguito elettorale dei Verdi. L'atteso soccorso rosso dei socialisti, dunque, o non c'è stato o è stato molto contenuto. Forse i "compagni" sono un po' stufi di fungere da portatori d'acqua per un partito (quello di Sergio Savoia) che li ripaga poi regolarmente a pesci in faccia..."
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