
Boas Erez negli ultimi mesi si è più volte proposto come possibile mediatore alla contesa tra il centro sociale il Molino e il Municipio. Presente anche alla manifestazione di ieri come osservatore, è stato intervistato da Teleticino che gli ha chiesto di esprimere la sua opinione sulla situazione.
È qui per supportare questa manifestazione?
“Supportarla no. È giusto essere qui, anche perché a me interessa personalmente che si arrivi a una soluzione e io voglio toccare con mano e vedere cosa succede. Per me è molto interessante parlare con chi è qui oggi. Dunque non sono qui per sostenere l’autogestione ma sono qui perché, come tanti altri, penso che bisogna prendere la dimensione del problema. È chiaro che qui non stanno sfilando solo quelli che frequentavano l’ex macello e sembrano comunque prevalentemente ticinesi. Quindi soprattutto sono qui per capire e sentire quali sono le opinioni degli uni e degli altri”.
Parlando di opinioni, è riuscito a farsi un’idea di quelle di chi sta manifestando?
“Io sono colpito dalla quantità di persone che non si interessavano all’autogestione e ora si dicono ‘quello che è successo non andava bene’ e cercano di capire cosa e perché è successo. Bisogna elaborare un po’ i fatti di sabato notte per capire come continuare”.
La situazione infatti sembra essersi complicata. Lei si era messo a disposizione per fare da mediatore, quest’offerta è ancora valida?
“Io penso che bisogna trovare uno spazio per la discussione e il dialogo, affinché aumenti la comprensione degli uni e degli altri. Io, vista la mia posizione istituzionale, capisco come funziona un Municipio e conosco anche personalmente qualche municipale. Ho grande stima per i politici, che ci mettono la faccia, quindi non ho un atteggiamento essenzialmente critico né verso il Municipio né verso l’autogestione. Mi sembra che ci sia una ferita nel tessuto sociale e che è una ferita che va ricucita, non dico tutti assieme ma almeno tra chi può farci qualcosa. Queste persone spero prendano la cosa in mano e riescano a farci qualcosa”.
Il rimprovero che qualcuno le fa è di essere un po’ sbilanciato a favore dell’autogestione. Cosa replica?
“Io penso che se va a chiedere all’autogestione a chiedere se sono la persona adatta per la mediazione le risponderanno la stessa cosa, ovvero che sono troppo dall’altra parte. Per me sono scuse: non voglio difendere la mia posizione personale o le mie opinioni, che non contano. Io però non ho veramente alcun attaccamento all’autogestione in sé e a questa in particolare. Ne capisco l’utilità e l’importanza, vedo quanto è importante per tante persone che non sono direttamente legate all’autogestione. Da questo punto di vista penso che tra i rappresentanti delle istituzioni e del Canton Ticino io conosca meglio, anche per fatti contingenti, persone legate all’autogestione o all’organizzazione di concerti e che me ne parlano molto spontaneamente e tranquillamente, durante la mia vita sociale. Per altre ragioni inoltre sono anche tenuto a riflettere su come portare avanti il discorso della cultura nel nostro cantone. L’unica cosa che bisogna fare è mettersi a parlare e cercare di capire cosa si può fare e cosa vogliono le due parti, nel rispetto della legge e dell’ordine pubblico. Io penso ci sia uno spazio per soddisfare le esigenze di tutti”.
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