
Tutto è partito dalle dichiarazioni della consigliera nazionale UDC Andrea Geissbühler a 'Tele Bärn' sul tema degli abusi sessuali (vedi articolo suggerito). In pochi giorni su Twitter si è sviluppata un'iniziativa volta a raccogliere le testimonianze di casi il sessismo o addirittura di molestie sessuali subiti dalle donne nella vita quotidiana.
E sotto l'hashtag #SchweizerAufschrei sono emersi anche dei casi a Palazzo federale. La consigliera nazionale socialista Min Li Marti è stata più volte invitata a farsi spiegare diversi temi in votazione o d’attualità dal marito, mentre alla collega Mattea Meyer alcuni parlamentari hanno più volte chiesto delle foto piccanti.
Queste denunce riprendono i casi emersi nel 2013 grazie alla testimonianza di Claudine Esseiva, segretaria generale della sezione donne del PLR, che alla “Aargauer Zeitung” aveva confermato come a Palazzo federale i politici (soprattutto quelli più anziani) si comportino in maniera decisamente sgradevole. "Spesso sono state fatte delle allusioni e c’è chi tocca più del necessario". E nella giornata di ieri l'ex consigliera nazionale dei Verdi Aline Trede ha raccontato a 'Tele Bärn' di come il collega socialista Alexander Tschäppät abbia allungato le mani in un'occasione, toccandola al ginocchio.
Dal Parlamento federale a quello cantonale
I casi portati alla luce Oltralpe ci hanno spinto a verificare la situazione in Ticino. Abbiamo quindi interpellato alcune deputate per capire se anche a Palazzo delle Orsoline si verifichino casi di sessismo o, peggio ancora, di molestie.
Per Lara Filippini (UDC - La Destra) i casi emersi a Berna non sono una realtà a Bellinzona: “Assolutamente no, non mi sono mai trovata confrontata con casi di sessismo".
Per la deputata democentrista simili casi non sussistono in Parlamento, il tutto semmai si limita a qualche battuta, “e anche se qualcuno non dovesse limitarsi alla semplice goliardia non gli darei peso”.
Dello stesso avviso anche Milena Garobbio (PS): "Non mi è mai successo - ci dice - Non mi sono mai trovata confrontata con casi di sessismo durante le sedute parlamentari". Un'altra deputata molto sensibile sul tema è Tamara Merlo (I Verdi): "In mia presenza escludo che si siano verificati simili episodi - ci dice - Dovesse succedere, li stroncherei verbalmente sul nascere".
Neppure Sabrina Aldi (Lega) si è mai trovata confrontata con casi di sessismo in Parlamento: "Il tutto si ferma alla battutina, che rimane un trend generalizzato". Battutine dette forse con troppa leggerezza da parte dei colleghi, che alla lunga possono anche risultare pesanti: "Per questo ritengo sia importante parlarne, per sensibilizzare l'opinione pubblica e in particolare gli uomini, che spesso non si rendono conto che una battuta detta con troppa leggerezza può risultare molto pesante per una donna che se la sente ripetere ogni giorno".
Ma c'è ancora molto da fare...
Un Parlamento cantonale che sembra quindi al riparo da atteggiamenti sessisti, ma la deputata Sara Beretta Piccoli (PPD), da sempre molto attenta al tema, evidenza come a livello di politica vi sia ancora molto da fare.
“Tornando sulla questione dello striscione esposto alla Resega – ci dice – mi rendo conto come siamo ancora molto indietro sulle questioni femminili. Quando ne abbiamo discusso in Consiglio comunale ho visto molti uomini scuotere la testa, come per dire ‘Ma cosa vuoi che sia'. Certe reazioni mi hanno lasciata allibita”.
In Parlamento però il tutto si limita a qualche battuta goliardica: “Ci si passa sopra, come si è sempre fatto. Ma alla lunga dà fastidio e risultano anche pesanti”.
“Perché bisogna sempre denigrare il ruolo della donna, anche con battutine? - si chiede Beretta Piccoli - Ci vorrebbe un maggior rispetto da parte degli uomini e anche le donne dovrebbero realizzare con non hanno ancora acquisito tutti i diritti".
Anche la granconsigliera Natalia Ferrara (PLR) ci conferma che a Palazzo delle Orsoline non si sono mai verificati espisodi di sessismo, ma evidenzia come fuori dal Parlamento la situazione non sia delle migliori: “In Parlamento non è mai successo, però mi è capitato di ricevere dei messaggi via social, piuttosto che lettere anonime, contenenti minacce legate al fatto di essere donna”.
Tali messaggi, ci conferma la stessa deputata, non sono necessariamente legati all’attività politica. “Sono cose spiacevoli, ricordo che addirittura un militante di un altro partito aveva scritto sul proprio profilo che avrei fatto carriera grazie a favori sessuali”. Attacchi esterni all'attività parlamentare denunciato anche dalla collega Sabrina Aldi: "Facebook e i social permettono un certo anonimato, e c'è chi se ne approfitta". La collega Tamara Merlo non ha invece subito simili attacchi, ma esprime "massima solidarietà a tutte le donne attaccate e criticate in questo modo".
"Una politica spesso non viene criticata per il contenuto dei suoi interventi ma sulla sua fisicità, o per il fatto di essere donna - prosegue Natalia Ferrara - Purtroppo per molte donne ciò rappresenta un deterrente al diventare un personaggio pubblico”.
Donne che vengono prevalentemente attaccate sulla sessualità e sull’aspetto fisico poichè “è più semplice attaccarle e ferirle in questo modo”.
“È sconcertante che nel 2016 si attacchi una donna per il colore dei capelli, per il modo di vestire o per un tatuaggio – conclude – le critiche ci stanno ma che vengano fatte sull’operato di una persona, non sul modo di vestire”.
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