
Il consigliere nazionale UDC Marco Chiesa ha inoltrato oggi un postulato (richiesta di un rapporto al Consiglio federale) sulla reciprocità d'accesso ai mercati tra la Svizzera e i Paesi limitrofi.
Chiesa chiede in particolare se vi è parità di trattamento (sotto il punto di vista amministrativo, burocratico e in termine di modalità d'accesso) tra le ditte svizzere che desiderano lavorare all'estero e le ditte estere che vogliono lavorare in Svizzera.
"Dall'osservatorio ticinese si ha spesso l'impressione che l'accesso al nostro mercato indigeno sia estremamente facilitato rispetto a quanto é formalmente richiesto a livello legale e burocratico alle persone giuridiche o fisiche svizzere per accedere al mercato italiano - scrive Chiesa - Senza ricordare nuovamente l'inchiesta condotta dalla Camera di commercio del cantone Ticino nel 2010, nella quale si evidenziava che il 64% delle ditte interpellate ammetteva di avere grosse difficoltà a lavorare in Italia a causa della crescita della burocrazia e dei costi amministrativi nelle relazioni commerciali causati dalle liste nere in cui era iscritta la Svizzera, già oggetto di un'interrogazione nel 2011, il rapporto richiesto é certamente utile a fornire un quadro delle attuali condizioni d'accesso (legali, burocratiche, finanziare e amministrative, nonché delle modalità applicate), a cui devono sottostare le ditte svizzere desiderose di lavorare su mercati limitrofi. Questo rapporto permetterà inoltre di evidenziare la parità di trattamento, e dunque il livello di reciprocità, tra gli accessi commerciali tra Stati".
Il Consiglio federale è quindi incaricato di presentare un rapporto relativo condizioni d'accesso (legali, burocratiche, finanziare, amministrative e alle relative modalità) al mercato dei Paesi limitrofi, "prendendo in considerazione il rispetto degli accordi bilaterali e la reciprocità tra Stati, sia per quanto riguarda la partecipazione a concorsi internazionali che a procedure di notifiche per un'attività lucrativa di breve durata".
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