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Ticino
"C'è in ballo molto più di mezz'ora"
Redazione
11 anni fa
Se i sindacati lanceranno un referendum contro la nuova legge sui negozi, il PS si dice pronto ad appoggiarli

"Mezz’ora di lavoro in più: che sarà mai?" chiede il Partito Socialista. 

"Invece dietro quella mezz’ora c’è un pericoloso progetto neoliberista di società e di lavoro" risponde lo stesso PS. "Un progetto che possiamo solo combattere."

In un comunicato stampa che segue l'approvazione da parte del Gran Consiglio della nuova Legge sugli orari di apertura dei negozi, il Partito Socialista ribadisce la sua contrarietà e si dice pronto a sostenere il referendum, qualora qualcuno lo lanciasse. Una posizione simile a quella dell'MPS, che in una nota stampa di ieri ha ricordato ai sindacati le loro responsabilità nei confronti dei lavoratori.

Lo scopo della nuova legge è chiaro, secondo il PS: "deregolamentare per poter fare i propri comodi".

"Oggi è una mezz’ora di lavoro in più, dopodomani sarà l’apertura 24 ore al giorno, 7 giorni su 7" scrivono i socialisti. "Perché a questo mira, sul lungo termine, la nuova legge sugli orari dei negozi. Legge che è passata in Parlamento con la foglia di fico del contratto collettivo obbligatorio."

"La realtà del commercio e del consumo in Ticino è paradossale, perché i lavoratori/consumatori sono sottoposti a una duplice pressione" proseguono. "Da un lato, come lavoratori, sono flessibilizzati, precarizzati, sfruttati, sottopagati, ricattati, perfino licenziati per essere sostituiti con la manodopera frontaliera. Lo dimostrano i risultati dell’inchiesta dell’Ufficio dell’ispettorato del lavoro e la petizione con 3’000 firme per chiedere il ritiro della proposta di legge: tutti segnali di un malessere diffuso già nelle condizioni attuali, che vedono uomini e donne costretti a fare i salti mortali per conciliare il lavoro con la vita privata e la famiglia, spesso per uno stipendio indecente. Un malessere destinato solo a peggiorare con la nuova legge. Fatta eccezione per una parte della grande distribuzione, dove vigono alcuni contratti collettivi (del resto ben lungi dall’essere perfetti), il lavoro nel commercio è una giungla, dove l’abuso è frequente e il dumping è un’abitudine."

"Dall’altro lato però, come consumatori, sono anche spinti a consumare, consumare, consumare voracemente fino a indebitarsi, attirati da bonus, sconti, premi proposti da ipermercati sempre più grandi, sempre più aggressivi, sempre più invasivi anche per il territorio" scrive ancora il PS. "Ma con quali soldi possono consumare, se il lavoro non c’è o, se c’è, è precario? Non solo: qual è il destino dei piccoli commerci, specie nelle regioni più periferiche, dove sono più preziosi?"

"Con la nuova legge, il sabato diventerà un giorno di lavoro come tutti gli altri, i negozi potranno restare aperti fino alle 19 (ma perché? ma per chi?), l’apertura festiva sarà generalizzata, gli shop senza vincoli di apertura diventeranno ancora più numerosi con la scusa delle vie di traffico (ma quali? ma dove?)" prosegue il PS. "Per comprendere le conseguenze di questo delirio non è necessario guardare lontano: basta gettare lo sguardo al di là della frontiera. In Italia il risultato è stato solo la crescita della disoccupazione. E i disoccupati, è ovvio, non spendono, né alle 19 né la domenica. Ma allora a che pro tutto questo?"

"Insomma, ci troviamo di fronte a un paradosso demenziale. Solo perché le forze borghesi hanno deciso di ignorare le vere esigenze di chi lavora e consuma, del tutto ignorato e assente nel dibattito pubblico, e di difendere invece gli interessi dei colossi della grande distribuzione, che con i loro enormi mezzi economici possono esercitare pressioni sulla politica. Il risultato è un imbarbarimento generale del lavoro nel commercio" conclude il Partito Socialista: "Per questo ci siamo opposti alla nuova legge e, se Unia lancerà un referendum per abrogarla, noi lo appoggeremo."

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