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Ticino
Cauzioni per le ditte estere? Non si può
Redazione
12 anni fa
La proposta giungeva da PLR e Lega. "Poteva essere una buona soluzione, ma purtroppo rimarrà sulla carta"

"Quella delle cauzioni poteva essere una buona soluzione. Purtroppo però rimarrà sulla carta."

Lo ha dichiarato a La Regione il membro della Commissione parlamentare della legislazione Giorgio Galusero (PLR), redattore del rapporto in merito alla proposta.

Una proposta, quella di obbligare le ditte estere che intendono operare nel nostro Cantone a versare una cauzione prima di iniziare i lavori, che era stata avanzata già nel 2009, con due mozioni. Una targata PLR (firmata dall'ex deputato Edo Bobbià e poi ripresa da Christian Vitta), l'altra Lega (inoltrata da Lorenzo Quadri e ripresa da Michele Guerra).

Entrambe le mozioni chiedevano il versamento di una cauzione per le ditte estere al fine di prevenire la concorrenza sleale.

Un'idea che piace pure alla Commissione della legislazione, ma che al momento è inattuabile. Il Cantone non può obbligare tutte le ditte straniere attive nel campo dell'artigianato e dell'edilizia a versare una cauzione per lavorare in Ticino, a meno che le aziende non siano attive in un ramo coperto da un Contratto collettivo di obbligatorietà generale.

La commissione invita quindi il Consiglio di Stato "a voler concordare con la delegazione ticinese alle Camere federali proposte volte a modificare le disposizioni legislative federali che permettano di poter introdurre in modo generalizzato la cauzione".

Dal rapporto firmato da Galusero emerge pure come già oggi in diversi settori la cauzione sia obbligatoria, come nell'isolazione, nella posa ponteggi, nelle metalcostruzioni e nella pittura. In altri, come la falegnameria, l'edilizia e il genio civile, la carpenteria o il giardinaggio, invece no. Il Governo si è quindi assunto il compito di contattare "tutte le commissioni paritetiche sensibilizzandole alla valutazione dell'eventuale adozione di una cauzione da utilizzarsi per coprire eventuali multe o sanzioni riguardanti, ad esempio, il rispetto dei livelli salariali minimi, la sicurezza sul lavoro e la formazione professionale."

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