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Il caso
Castelli di Bellinzona, il fronte del «no» rilancia: nasce una Task Force
© CdT/Chiara Zocchetti
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Redazione
un'ora fa
A meno di un mese dalla votazione, la partita sui Castelli di Bellinzona è tutt’altro che chiusa - Il fronte dei contrari dà vita a una Task Force per rilanciare la valorizzazione del patrimonio UNESCO, dopo la bocciatura del progetto da 19 milioni di franchi - Rispolverata una «vecchia» idea per valorizzare il patrimonio UNESCO

Sono passati «solo» 19 giorni dalla votazione sulla valorizzazione dei Castelli. Come 19 erano i milioni che sarebbero serviti per sviluppare l’intero progetto. Rimasto poi sulla carta, visto che i cittadini della capitale alla fine hanno declinato la proposta dell’Esecutivo. Tutto chiuso. Tutto finito? Nemmeno per sogno. Almeno a detta di chi a quel progetto si era opposto. E che oggi ha deciso - dopo appunto 19 giorni - di dire la sua, istituendo quella che è stata definita la «Task Force Castelli». «Il "no" del 27 settembre non è stato un "no" ai castelli, bensì al progetto milionario che era stato paventato», ha esordito il promotore del referendum Brenno Martignoni Polti. Il quale non le ha poi mandate a dire all’Esecutivo, accusato in particolare di essere sparito dopo il voto. «Noi ci siamo, e vogliamo rappresentare un fattore nella valorizzazione. Se il Municipio non chiamerà, gli scriveremo noi», ha detto Martignoni Polti.

Parola d’ordine ripartire. Le idee ci sono. I progetti per valorizzare la storia della capitale anche. A cominciare da una «vecchia» idea rispolverata per l’occasione: il collegamento diretto tra i due Castelli. «Una funicolare o una scala mobile per far sì che cittadini e turisti possano accedere ai Castelli in modo immediato», ha sottolineato il promotore del referendum. Insomma, un cambio di marcia che sia concreto. Più volte questo aggettivo è risuonato durante la conferenza stampa di oggi. Anche perché, a differenza di quanto detto dal Municipio durante la campagna referendaria – ha spiegato Adam Barbato del Partito comunista cittadino – un piano B esiste. «La prima urgenza – ha sottolineato – è permettere anche ai portatori di disabilità un accesso facilitato alle strutture».

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