
Nonostante ieri siano state eliminate le ultime divergenze tra il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati sulla revisione della legge sui lavoratori distaccati, che prevede una proroga facilitata dei Contratti normali di lavoro (CNL) e un inasprimento delle multe, il testo rischia fortemente di essere bocciato durante le votazioni finali che si terranno il 30 settembre.
Lo scrive il Corriere del Ticino, sottolineando che a far pendere l'ago della bilancia verso il no alla legge antidumping è stato il PLR. In un primo tempo la maggioranza dei parlamentari liberali radicali aveva approvato la legge ma ora, viste le ultime decisioni del Parlamento, gli equilibri si sono rovesciati e solo una manciata di eletti PLR si dice ancora pronta a votare sì.
E visto che l'UDC, compatto contro la revisione di legge, e il PLR dispongono insieme della maggioranza assoluta dei seggi, il voto di fine settembre sembra già segnato.
Una situazione che sta mettendo in seria difficoltà il capogruppo PLR alle Camere federali, Ignazio Cassis, personalmente favorevole alla revisione.
Interpellato dal Corriere del Ticino, Cassis ammette che sta vivendo "una situazione infernale", tra i suoi doveri di capogruppo e il suo essere un deputato di un cantone che questa riforma la vuole.
Lui ha cercato di convinvere i suoi colleghi di partito sulla bontà della riforma, ma a quanto pare invano. "Ne abbiamo parlato più volte" dichiara il capogruppo PLR. "Ho spiegato la situazione ticinese, i ginevrini quella del loro cantone, ma il gruppo ritiene che la proroga facilitata dei CNL sia uno stipendio minimo garantito a vita e che l'intervento dello Stato sia una violazione del partenariato sociale."
Cassis spiega che i voti favorevoli del PLR si conteranno "sulle dita di una mano": la legge antidumping fortemente voluta dal Ticino è quindi seriamente in pericolo.
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