
Mancano ormai una manciata di giorni all'elezione del nuovo Consigliere federale, di cui conosceremo finalmente il nome il prossimo 20 settembre. Tra i tre candidati - Ignazio Cassis, Pierre Maudet e Isabelle Moret -, i due più favoriti negli ultimi giorni sono sembrati il ticinese e il ginevrino, con il primo dato per vincitore da più parti sin dall'inizio dei giochi. Abbiamo contattato Mauro Poggia, Consigliere di Stato ginevrino - dal doppio passaporto italiano e svizzero - per chiedergli un'opinione sui due favoriti.
Signor Poggia, Ignazio Cassis ultimamente sta fornendo diversi argomenti interessanti per l'opinione pubblica. Uno dei più discussi è sicuramente quello della sua rinuncia al passaporto italiano. Cosa ne pensa?
“Non penso nulla di buono. Se io fossi candidato al Consiglio federale direi: o mi prendete come sono oppure non mi prendete. Rinunciare al passaporto non significa nulla. Così sembra che ci siano due tipi di svizzeri: quelli buoni e quelli meno buoni”.
Quello di Cassis è dunque stato un passo falso?
“Io penso proprio di sì, ha cercato di farsi piacere ai futuri elettori. Io però credo che la prima qualità che interessa agli svizzeri è quella di avere una posizione chiara su tutti i punti da difendere. Cercare di piacere agli altri è un passo inutile e dà l'immagine di opportunista, non adatta a un candidato al Consiglio federale”.
Cassis nei giorni scorsi si è dichiarato favorevole a un mercato della cocaina regolarizzato. Una posizione che ha suscitato diverse polemiche. Quale è la sua riflessione in merito?
“O Cassis pensa veramente quello che ha detto e allora mi sembra abbia fatto un passo più lungo della gamba, oppure ancora una volta è stata un’affermazione opportunistica per piacere a una certa schiera politica. In ogni modo, non credo sia stato molto astuto dal punto di vista della strategia politica”.
Cassis era dato per favorito un po’ da tutti. Crede che la situazione sia cambiata dopo queste sue esternazioni?
“Non lo so, non sono un buon termometro della popolarità del signor Cassis. Io conosco benissimo Pierre Maudet, so quali sono i suoi punti forti e quelli deboli. Chiaramente su certi temi andiamo d’accordo, su altri meno. Io appoggio una politica che va marcatamente in favore dei lavoratori residenti. Maudet, anche se non è del mio parere, è capace di ascoltare, capire e fare un passo nella direzione della controparte. È una dimostrazione di grande intelligenza”.
Maudet è dunque il candidato ideale per il Consiglio federale?
“È un politico chiaro sulle sue posizioni ma capace di fare compromessi. Il suo punto debole è che è giovane e non molto conosciuto nella Svizzera tedesca. So che chi lo ha conosciuto si è convinto che è una persona di valore e penso che per il Consiglio federale abbiamo bisogno di persone come lui”.
Anche Maudet comunque ha ricevuto le sue critiche…
“Alcuni hanno paura che Maudet sia troppo filo-europeo, ma queste persone sono da rassicurare, perché in questo ambito non è il Consiglio federale che decide in quale direzione andare, ma è il Parlamento”.
A questo punto è superfluo chiederle la sua preferenza per la successione di Burkhalter.
“Il problema di Cassis è soprattutto la sua relazione con le casse malati. Un Consigliere federale deve esprimere la sua opinione e quindi non può essere il rappresentante di una lobby”.
Il Ticino non ha un rappresentante in Governo da ormai 20 anni. Non pensa che Cassis sia la persona giusta?
“Io ho un grande rispetto per i ticinesi, che parlano italiano come me. Ma se guardiamo le loro preoccupazioni, che sono simili a quelle del Canton Ginevra... il signor Cassis le rappresenta? Questo bisogna capire. Lavoro e costi della cassa malati sono temi importanti per il Ticino. Maudet si è interessato a queste preoccupazioni. Cassis invece non rappresenta quella maggioranza di popolazione che è sensibile a questi temi. La mia domanda è: il fatto che sia residente in Canton Ticino, è sufficiente a farne un buon candidato per i ticinesi?”
DV
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