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"Cassis accusa l’Italia di sabotare il patto sui frontalieri"
"Cassis accusa l’Italia di sabotare il patto sui frontalieri"
"Cassis accusa l’Italia di sabotare il patto sui frontalieri"
Redazione
8 anni fa
Il consigliere federale ticinese ritiene che il Governo italiano “non vuole scontentare gli elettori del Nord"

L’Italia vuole sabotare il patto sui frontalieri. Un j’accuse che negli ultimi tempi è stato lanciato da molti esponenti politici svizzeri ma questa volta, a far rumore, sono le bordate provenienti nientemeno che dal consigliere federale Ignazio Cassis. In un’intervista rilasciata sabato a Davos al quotidiano La Stampa, il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha detto di essere ancora in attesa della firma di Roma sull’accordo chiuso nel 2015 per risolvere la disputa fiscale dei frontalieri. Per il ministro è un problema di politica interna in quanto il Governo italiano “non vuole scontentare gli elettori del Nord Italia che vivono nelle zone di frontiera”. Per questo, scrive il quotidiano torinese, il ministro ritiene che l'Italia voglia "far saltare" il patto sui frontalieri".

“I frontalieri italiani sono circa 65 mila, il 95% lavora in Ticino. La loro imposizione fiscale è retta da un accordo del 1974: pagano un’aliquota che va dall’8 al 12%. Parte di queste imposte, il 38%, viene versata al governo italiano che le gira ai Comuni di residenza”. Con il nuovo accordo l’imposizione verrebbe portata allo stesso livello di quella italiana. “Ci sarebbero maggiori costi per i lavoratori e un doppio guadagno per lo Stato italiano. Roma avrebbe entrate più ricche per circa 300-400 milioni di euro ed eliminerebbe le disparità di trattamento tra i suoi contribuenti”, ha rimarcato il consigliere federale.

Insomma, che l’Italia stia davvero rinunciando a 400 milioni per proteggere (o ingraziarsi) 65mila elettori? Su questa domanda, però, Cassis ha glissato: “Questa è una conclusione che state traendo voi…”

In ogni caso se ne dovrebbe sapere di più a primavera: “Il ministro degli Esteri Enzo Moavero mi ha promesso che ci sarà una risposta. Noi vogliamo chiarezza: o sì o no. Ma non possiamo più aspettare perché l’accordo è già vecchio di quattro anni”.

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