
“Per i dipendenti dello Stato la riforma della cassa pensioni sarà una vera mazzata”. Non usa mezzi termini il segretario della VPOD Raul Ghisletta. Stamani il sindacato ha esposto le ragioni del no al piano di riforma proposto da Laura Sadis e accolto dalla maggioranza della commissione paritetica. Un piano troppo ambizioso, ha spiegato Ghisletta, in quando punta a un copertura del 100% mentre la legge federale impone un risanamento, solo – si fa per dire, del’80%. Questo, potremmo dire, l’errore di fondo di un riforma che andrà a incidere fortemente sui dipendenti: “È una riforma troppo ambiziosa, ha detto Ghisletta: vuole arrivare a una ricapitalizzazione del 100 % della cassa quando la legge impone solo l’80 %. Da qui nascono tutti i problemi. Problemi che toccano i giovani, costretti a lavorare fino a 65 anni per avere il massimo della pensione. Ma la riforma più generalmente colpirà tutti con un taglio delle pensioni del 15 %”. Taglio delle pensioni del 15 %, ma non solo. La riforma prevede anche il congelamento del carovita sulle pensioni per i prossimi anni. Tanti dubbi poi anche sull’impiego di quei 40 milioni di contributi annui che il datore di lavoro verserà per 40 anni e che come prevede il piano di riforma verranno in parte investiti in borsa. Martedì prossimo il sindacato incontrerà il Consiglio di Stato, al quale chiederà di considerare la riforma da un punto di vista della politica del personale, aspetto questo, per la VPOD, sottovalutato. Lo faranno con alcune proposte concrete. “Si tratta di correttivi per migliorare le rendite dei giovani. Anche la questione salariale deve essere rivista. Gli stipendi dei docenti e quello degli impiegati cantonali sono i più bassi della svizzera. E all’incontro di martedì 7 dicembre ci sarà anche l’OCST. Il sindacato – in una nota stampa – ha ribadito oggi la piena disponibilità a trovare soluzioni e chiede al Governo di costituire un gruppo di lavoro per presentare una riforma che sia condivisa. [email protected]
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