
BELLINZONA - Il tempo delle trattative è finito. Quello di oggi è stato l’ultimo incontro prima della presentazione del messaggio sulla riforma della Cassa pensione dello Stato, atteso per la metà di luglio. Questo pomeriggio i sindacati hanno incontrato il Consiglio di Stato per le ultime rivendicazioni, anche se i dadi della riforma oramai sono tratti, ha ribadito la ministra delle finanze Laura Sadis. I dipendenti dello Stato - non è una novità - dovranno tirare la cinghia. Risanare la cassa del resto è una necessità condivisa da tutti, a fronte di un disavanzo oramai divenuto strutturale. Nel 2011 il debito si attestava a 169 milioni contro i 102 del 2010. Ma quanto costerà ad ogni singolo assicurato la cura dimagrante prevista con la modifica di legge? Questa la prima richiesta del sindacato VPOD a cui oggi il Governo ha nuovamente risposto picche. "È una questione di trasparenza", ha commentato il segretario della VPOD Raul Ghisletta. Il risanamento della cassa pensioni si farà sull’arco di 40 anni. Periodo entro il quale si vorrà portare il grado di copertura dal 63 all’85 %. Un’operazione che comporterà inevitabilmente alcuni sacrifici per gli assicurati. Le pensioni diminuiranno. La rendita verrà calcolata in base al capitate accumulato, e non più in base alla media degli stipendi degli ultimi 10 anni. A questo poi si aggiunge il blocco del carovita fino al 15 %. Sacrifici che secondo i sindacati devono essere compensati da alcune misure, come il rilancio degli stipendi degli impiegati statali e quello dei docenti. Sul tema, affrontato oggi, l'apertura da parte del Consiglio di Stato è stata parziale. "La consultazione avviata la scorsa settimana con i comuni potrebbe portare all'aumento degli stipendi dei docenti a partire dal 2013", ha commentato il direttore del DECS Manuele Bertoli.
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