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Ticino
Cassa malati: “Anche i morosi sono in grado di pagare i premi”
Redazione
15 anni fa
Lo sostiene l'Ordine dei Medici, che punta alla responsabilizzazione dei morosi contro una politica di sussidi ad innaffiatoio

Stando agli ultimi dati disponibili in Ticino ci sono circa diciassettemila persone che non pagano i premi di cassa malati. Sono i cosiddetti morosi che al Cantone costano oltre quindici milioni di franchi in sussidi. Ma, complici anche i continui aumenti dei premi, il numero di assicurati insolventi è destinato a crescere.Stando a una stima fatta da Bruno Cereghetti, ex capo dell’Ufficio assicurazione malattia, potrebbero già essere oltre 20mila. E sono proprio i morosi di cassa malati ad essere al centro dello studio commissionato dall’Ordine dei Medici del Canton Ticino. L’analisi, presentata questa mattina a Mezzovico nella sede dell’OMCT, vuole essere uno strumento per porre rimedio a una situazione che per il Cantone rischia di essere insostenibile. Bisogna passare da un sistema nel quale lo Stato paga e basta a uno nel quale si responsabilizza l’individuo, dice lo studio. Per farlo bisogna però capire chi sono i morosi.L’identikit elaborato dice che sono persone relativamente giovani, single, di condizione sociale e culturale modesta, in buona salute, fortemente indebitati e con una situazione professionale precaria. Persone per le quali, in presenza di un attestato carenza beni, il Cantone provvede al pagamento dei premi.Ma se l’attestato carenza beni viene visto da un’altra prospettiva si scopre, dice Bruno Cereghetti, che è possibile chiedere ai morosi il pagamento dei premi. “Certamente non è un condizione facile quella dei morosi. Ma se per i premi degli anni passati ormai non si può far più nulla, per quelli correnti, le autorità possono comprendere nel pignoramento del salario anche i premi di cassa malati. In questo modo si responsabilizza l’individuo” afferma Cereghetti.Ma per rendere efficace un sistema che passi da un approccio puramente finanziario a uno che metta in primo piano l’aspetto sociale, è necessaria una rete di controllo sul terreno alla quale parteciperebbero i comuni, le associazioni attive nella socialità e con un contributo in prima linea del medico di famiglia. “Potremmo intervenire nei casi d’urgenza e allo stesso tempo, conoscendo la situazione del paziente, saremmo in grado di agganciare alle strutture comunali gli assicurati morosi. In questo modo si garantisce il diritto alle cure e si attiva una rete sociale – dove le associazioni o le agenzie comunali fungerebbero da garante - per il pagamento delle prestazioni” afferma il presidente dell’ordine Franco Denti.

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