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L'inchiesta
Caso Zali, l’MPS rilancia: chiesto al Gran Consiglio di discutere il ricorso
© CdT/Gabriele Putzu
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Red. Online
3 ore fa
Dopo la decisione dell’Ufficio presidenziale di non sottoporre la questione al Parlamento e l’inchiesta di Falò, il Movimento chiede di iscrivere il tema all’ordine del giorno della seduta del 26 ottobre.

Lunedì 5 ottobre, l'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio ha deciso di non dare seguito alla richiesta dei deputati dell'MPS di sottoporre al Parlamento la possibilità di interporre ricorso contro la decisione del Consiglio della magistratura del 21 settembre 2026.

Per il Movimento per il Socialismo, con tale decisione il Consiglio della magistratura «ha escluso di dare seguito sul piano disciplinare alla segnalazione concernente l'operato del procuratore generale Andrea Pagani nella gestione della denuncia presentata nel 2021 nei confronti dell'allora consigliere di Stato Claudio Zali».

«Impedito al Parlamento di discutere»

Di fatto, con questa scelta «si è impedito al Gran Consiglio di discutere e decidere nel merito di una questione che riguarda direttamente l'esercizio delle sue competenze di alta vigilanza sulla magistratura».

Il giorno successivo, martedì 6 ottobre, la trasmissione Falò, ha trasmetto un servizio intitolato «La storia di Sabrina» che ha ricostruito, sulla base di documenti, registrazioni e testimonianze, diversi passaggi della vicenda che aveva portato la donna a rivolgersi alla magistratura nel 2021, denunciando comportamenti attribuiti a Claudio Zali. Per l'MPS «si tratta di elementi particolarmente rilevanti anche alla luce del nuovo procedimento penale aperto nei confronti dell'ex consigliere di Stato per presunti reati contro l'integrità sessuale».

Secondo quanto riferito dalla stampa, le ipotesi di reato oggetto degli accertamenti riguardano in particolare gli atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere e lo sfruttamento dello stato di bisogno o di dipendenza. «Si tratta di ipotesi investigative che dovranno naturalmente essere accertate dalla magistratura, nel pieno rispetto della presunzione d'innocenza» .

«Diversi interrogativi»

L'inchiesta di Falò ha portato all'attenzione diversi elementi «che sollevano seri interrogativi sulla gestione dell'incarto del 2021». Tra questi, nella lettera dell'MPS viene citata la registrazione di una telefonata alla Polizia cantonale nella quale la donna riferiva di essere stata trattenuta in un'automobile e minacciata, nonché le circostanze nelle quali la Procura aveva preso conoscenza di messaggi e altre informazioni riguardanti i fatti denunciati.

Anche l'intervista rilasciata alla trasmissione dal procuratore generale Andrea Pagani, con le spiegazioni fornite sulle modalità degli accertamenti effettuati e sulle ragioni per le quali non si era proceduto ulteriormente, «ha suscitato nuovi interrogativi». Le risposte del procuratore generale, «a nostro giudizio poco convincenti su diversi punti, non hanno certamente contribuito a dissipare i dubbi. L'inchiesta giornalistica ha dunque reso ancora più evidente quanto fosse legittima e fondata la richiesta avanzata dai deputati dell'MPS».

La denuncia del 2021

Le modalità con le quali venne gestita la denuncia del 2021, la valutazione degli elementi allora disponibili e la decisione di non procedere ulteriormente «meritano un esame approfondito, anche sotto il profilo giuridico. È proprio questo il senso della richiesta di ricorso contro la decisione del Consiglio della magistratura».

L'MPS ha sottolineato che non si tratta di anticipare giudizi sulla responsabilità disciplinare del procuratore generale, ma di permettere che la decisione dell'organo di vigilanza venga sottoposta al controllo dell'autorità di ricorso competente. «Alla luce di quanto emerso nelle ultime settimane, e in particolare dell'inchiesta di Falò, le ragioni che hanno spinto i deputati dell'MPS a chiedere un ricorso appaiono oggi ancora più fondate e convincenti».

Al di là delle conclusioni contenute nella valutazione giuridica riguardante la legittimazione del Gran Consiglio a ricorrere contro la decisione del Consiglio della magistratura, i deputati dell'MPS ritengono che la questione dell'eventuale ricorso, compresa quella della legittimazione del Gran Consiglio a presentarlo, debba essere sottoposta al Parlamento nel suo insieme e non possa essere liquidata con una decisione del solo Ufficio presidenziale. «È il Gran Consiglio, nell'esercizio delle proprie prerogative istituzionali, che deve potersi pronunciare formalmente sulla proposta. Tanto più quando sono in discussione questioni che riguardano l'operato della magistratura, l'esercizio dell'alta vigilanza parlamentare e la fiducia delle cittadine e dei cittadini nelle istituzioni».

La questione del ricorso

Per queste ragioni, i deputati dell'MPS hanno riformulato oggi la richiesta di iscrivere all'ordine del giorno della seduta del Gran Consiglio del prossimo 26 ottobre la questione dell'eventuale ricorso contro la decisione del Consiglio della magistratura del 21 settembre 2026. «Non si può continuare a invocare la trasparenza e la necessità di fare piena luce su questa vicenda e, nello stesso tempo, impedire al Parlamento persino di discutere e decidere se utilizzare gli strumenti giuridici a sua disposizione».