
Nel pieno della crisi istituzionale che sta scuotendo il Ticino, con al centro il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali, il giornalista di TeleTicino e LiberaTV Andrea Leoni traccia una valutazione netta. «La parabola politica di Zali è arrivata alla conclusione». A suo giudizio, resta quindi solo da capire come si chiuderà questo capitolo. «Con delle dimissioni, con un lungo trascinamento fino alle elezioni oppure, anche se molto difficilmente, attraverso un voto popolare. Qualunque sia la strada, però, dopo i fatti e le notizie di questi giorni il direttore del DT non ha più una prospettiva politica davanti a sé».
Prossimi appuntamenti
Lo sguardo è già rivolto ai prossimi appuntamenti della Lega, che martedì 28 luglio incontrerà il consigliere di Stato, mentre venerdì 31 terrà la propria assemblea. «Se fossi un amico di Claudio Zali gli consiglierei di lasciare», afferma Leoni. «Entrano poi in gioco dinamiche politiche e psicologiche difficili da prevedere. Credo però che anche la Lega lo metterà di fronte a un principio di realtà: qualsiasi strada scelga, non esiste più una via d'uscita positiva». Quanto all'assemblea di venerdì, il giornalista invita alla prudenza: «Non credo che saranno già presentati i nomi per le Elezioni cantonali 2027. Sarà piuttosto il momento per fare il punto della situazione e tracciare una linea. Per le candidature, invece, ci sarà ancora tempo».
Le crisi istituzionali del passato e quella attuale
Secondo Leoni, l'attuale vicenda si distingue dalle crisi istituzionali del passato perché «riguarda direttamente la persona del consigliere di Stato». Ridimensiona inoltre l'idea di uno «Zali dimezzato». «Ha restituito le deleghe che gli erano state attribuite durante il precedente riassetto del Governo, ma il Dipartimento del territorio resta sostanzialmente nelle sue mani, fatta eccezione per la Divisione delle costruzioni».
Necessità di fare chiarezza
Sul fronte giudiziario e politico, Leoni sottolinea infine la necessità di fare chiarezza. «Sappiamo che è stata aperta un'inchiesta penale e che Claudio Zali intende fornire una spiegazione sugli audio diffusi. È bene, tuttavia, ricordare che quelle registrazioni sono state ottenute e divulgate illegalmente e Zali ha tutto il diritto di essere indignato, perché delle conversazioni private sono state rese pubbliche. Ma cittadini e giornalisti hanno altrettanto il diritto di ricevere risposte sulle domande che quegli audio sollevano, tra cui la questione se abbia davvero picchiato delle donne, così come chi sia il fantomatico "amico di Milano" di cui parla e altri aspetti emersi. Credo che il presidente del Consiglio di Stato queste spiegazioni le debba all'opinione pubblica», conclude Leoni.

