Maura Mossi Nembrini, con toni duri e accesi, nel presentare la sua interpellanza sul docente di Giubiasco ha chiamato in causa direttamente la presidente del Consiglio di Stato Marina Carobbio Guscetti. Le parole di Mossi Nembrini sono state stigmatizzate da Fabrizio Sirica, tramite una mozione d'ordine, il quale ha parlato di clima di sospetto. «Come se tutti sapessero e nessuno facesse nulla, ma se si muovono accuse così gravi a Marina Carobbio Guscetti bisogna portare delle prove».
Tamara Merlo, non soddisfatta delle risposte di Carobbio Guscetti, ha proposto di avviare una discussione generale. Fabio Schnellmann, dal canto suo, si è dichiarato fiducioso circa il lavoro degli inquirenti ed è stato spalleggiato, nel dire no a una discussione generale, da Matteo Quadranti. Con 48 voti contrari, il plenum ha infine respinto la proposta di avviare una discussione generale. 29 i sì, 4 le astensioni. A votare sì sono stati praticamente solo Centro, MPS, Avanti e Verdi, contrari invece PLR, Lega, UDC e PS.
Nel rispondere all'interpellanza di Più Donne, Carobbio Guscetti ha ricordato che dopo la diffusione degli audio il Governo si è riunito in via straordinaria decidendo, quale misura urgente, di togliere a Zali la responsabilità politica di Magistratura e Polizia. Il 29 luglio è stata poi formalizzata la decisione di affidare ad interim questa responsabilità a Carobbio Guscetti. «In quelle tre riunioni straordinarie abbiamo anche discusso delle dimissioni di Claudio Zali, che poi ha dato il 29 luglio con effetto il 30 settembre, chiedendo poi di anticipare subito quelle dimissioni. Dal momento che questo non è avvenuto, abbiamo tolto a Zali anche la competenza del Territorio». Non solo, «ho dato diverse interviste nelle quali ho stigmatizzato il comportamento di Zali e ho ribadito lo sforzo del Governo rispetto alla violenza. Non accetto che si dica che il Governo non è stato chiaro nel condannare la violenza in qualsiasi sua forma».
In merito all'interpellanza, il Consiglio di Stato non può dire dove si sia svolta l'autopsia della donna trovata morta nelle acque del Ceresio né chi abbia eseguito gli esami. Si tratta di elementi coperti da segreto istruttorio. Rispetto all'intrecciarsi delle vicende e all'eventualità di ricorrere a un procuratore straordinario, ed esterno, «la nomina avviene secondo le procedure vigenti su esplicita richiesta del Ministero pubblico». Non spetta al Consiglio di Stato, insomma, esprimersi sulla conduzione delle inchieste né spingere per nominare un procuratore straordinario.
E siamo all'interpellanza del 2 settembre scorso, inoltrata da Più Donne, riguardante la fiducia nelle istituzioni. Tamara Merlo: «Il Governo, ha detto la presidente, si è distanziato chiaramente dalle parole di Zali. Ma ricordo che è stato solo dopo la lettera del procuratore generale che ha notificato l'apertura di una nuova procedura penale per reati contro l'integrità sessuale che il Governo ha chiesto a Zali di rendere effettive da subito le dimissioni. Rispetto agli audio, invece, diffusi già a luglio, il Governo aveva soltanto detto di aver preso atto delle spiegazioni di Zali. Mi pare che sia diverso dal distanziarsi dall'agire del consigliere di Stato».
Carobbio Guscetti, dal canto suo, ha risposto ribadendo che non può rispondere laddove c'è un'inchiesta in corso. «Il Consiglio di Stato non è in grado di fornire ulteriori indicazioni rispetto a fatti cui fa riferimento l'interpellanza». Carobbio ha pure ribadito che l’Esecutivo ha preso le distanze da Zali agendo «in modo coerente e proporzionato sulla base degli elementi di cui disponeva nelle diverse fasi della vicenda». Carobbio Guscetti ha poi ricordato che il Governo ha appreso dai media dell’apertura del procedimento penale.
Sergi, una volta ancora, ha preso la parola per presentare l'interpellanza del 30 luglio scorso, sempre incentrata su Zali. «Chiedevamo una cosa semplice, che cosa sapeva il Governo delle vicende che riguardavano Claudio Zali e come aveva valutato la situazione». Domande semplici e prive di malizia, secondo Sergi. «Parlavamo delle sfortunate frequentazioni private, con tono quasi ironico. Domande legittime e politiche, che con il senno di poi si sono rivelate tutt'altro che premature. Ma il Governo non ha risposto. E l'intera vicenda ci riporta addirittura al 2021, con una segnalazione al Ministero pubblico riguardante presunti reati contro l'integrità sessuale che vedono coinvolto il consigliere di Stato Zali. Una segnalazione che, allora, non aveva portato all'apertura di un procedimento. Perché ci sono voluti cinque anni, con gli stessi elementi, per convincere la Procura ad aprire un filone di inchiesta? Spetta a noi chiedere che cosa sapevano le istituzioni. Anche perché Norman Gobbi ha ammesso che, con il collega Quadri, era stato informato. Emerge dunque un elemento ancora più grave. Con un atteggiamento ingenuo e attendista del Governo».
Così Carobbio Guscetti: «Nel breve termine, il Consiglio di Stato ha affrontato l'obiettivo di proteggere le istituzioni e ristabilire la fiducia, informando in maniera trasparente, come fatto in conferenza stampa. La gestione corrente di Magistratura e Polizia sono passate sotto la responsabilità della mia persona. Territorio, Ambiente e Mobilità sono sotto De Rosa, in via momentanea. Tutto in attesa dell'insediamento del nuovo membro di Governo».
Quanto ai criteri adottati per la nuova ripartizione, «il Governo si determinerà nel corso della sua prima seduta con la nuova composizione». A fare testo è il regolamento. Di riflesso, «Magistratura e Polizia rimarranno nelle mani del Consiglio di Stato fino all'ingresso del nuovo consigliere di Stato». La continuità dei dossier viene in ogni caso assicurata.
Così Carobbio Guscetti: «Nel breve termine, il Consiglio di Stato ha affrontato l'obiettivo di proteggere le istituzioni e ristabilire la fiducia, informando in maniera trasparente, come fatto in conferenza stampa. La gestione corrente di Magistratura e Polizia sono passate sotto la responsabilità della mia persona. Territorio, Ambiente e Mobilità sono sotto De Rosa, in via momentanea. Tutto in attesa dell'insediamento del nuovo membro di Governo».
Quanto ai criteri adottati per la nuova ripartizione, «il Governo si determinerà nel corso della sua prima seduta con la nuova composizione». A fare testo è il regolamento. Di riflesso, «Magistratura e Polizia rimarranno nelle mani del Consiglio di Stato fino all'ingresso del nuovo consigliere di Stato». La continuità dei dossier viene in ogni caso assicurata.
Dopo che Pronzini si è detto insoddisfatto delle risposte di Carobbio Guscetti, «ma ne riparleremo durante la discussione generale sempre che si possa fare», è arrivato il momento dell'interpellanza di Più Donne dello scorso 6 agosto. Tamara Merlo ha spiegato: «Questa interpellanza nasce da una domanda molto semplice. Dopo quanto successo, possiamo continuare a gestire settori delicati come Magistratura e Polizia attraverso soluzioni provvisorie, cambi di competenze e decisioni comunicate a cose fatte?». In poco più di due anni, la Polizia ha cambiato responsabilità politica diverse volte ha fatto notare Merlo. «Non ci interessa sostituire una persona con un'altra, ma chi assume le competenze in seguito a una crisi e quanto sono tracciabili gli interventi dei consiglieri di Stato presso enti autonomi. Vogliamo sapere fino a quando Carobbio Guscetti manterrà Polizia e Magistratura, ottenere regole chiare, avere un calendario».
Nel rispondere all'atto parlamentare, Carobbio Guscetti ha preso posizione anche rispetto a un'eventuale segnalazione al Ministero pubblico: «Il Consiglio di Stato ritiene inaccettabili i toni utilizzati dal consigliere di Stato Claudio Zali, che inevitabilmente hanno aumentato la pressione sull'EOC. Detto ciò, non vi sono elementi sufficienti per una segnalazione al Ministero pubblico tali da dover giustificare l'inoltro di una denuncia».
A proposito dell'agire di Zali, «questa vicenda è andata a sommarsi ad altre emerse in queste settimane». Vicende che hanno portato alle note conseguenze politiche.
Ancora Carobbio Guscetti: «Né De Rosa né Sanvido sono entrati in linea diretta di conduzione, hanno interagito con le collaboratrici delle strutture ospedaliere preposte al reclutamento o fatto pressione. Sanvido si è limitato a informare a due riprese l'allora capo area delle risorse umane. Come detto, De Rosa non sapeva chi fosse la candidata e non è stato informato ulteriormente». Carobbio Guscetti ha garantito che, anche qualora la persona in questione fosse stata assunta, non vi sarebbero stati licenziamenti all'EOC per farle posto.
Carobbio Guscetti ha risposto così alle sollecitazioni di Pronzini: «A seguito della pubblicazione, tramite il direttore De Rosa, si è attivato per approfondire i fatti e verificare le procedure di assunzione presso l'Ente ospedaliero cantonale». Carobbio Guscetti ha ricordato che, nel frattempo, sono passati sei anni e che vi sono stati diversi avvicendamenti all'interno dell'EOC. Secondo quanto ricostruito, «le procedure interne all'EOC sono state rispettate e la candidatura in questione è stata valutata dai servizi preposti ed entro il perimetro delle reali necessità dell'EOC in termini di fabbisogno del personale». Carobbio Guscetti ha precisato che la segnalazione è stata oggetto di due comunicazioni all'indirizzo dell'EOC. La prima da parte di Claudio Zali a Paolo Sanvido, in data 8 giugno 2020, che a sua volta l'ha girata al responsabile delle risorse umane. La seconda, datata 6 luglio 2020, oggetto della presente interpellanza, che ha avuto l'effetto di attivare una seconda volta le risorse umane dell'EOC. La seconda attivazione ha portato a individuare due possibili prospettive professionali, entrambe poi declinate. Gli accertamenti fatti, tuttavia, escludono pressioni dei membri del CdA dell'EOC, segnatamente Sanvido e De Rosa». Detto ciò, ha ribadito Carobbio Guscetti, «l'intero Consiglio di Stato stigmatizza l'agire autoritario del consigliere di Stato Claudio Zali nei confronti dell'EOC, distanziandosene sia nei toni sia nelle modalità». Quanto alle domande dell'atto parlamentare, «De Rosa è stato messo in copia a una e-mail di sollecito per una segnalazione della quale non conosceva i dettagli» ha riconosciuto la presidente. «Il direttore del DSS non era a conoscenza neppure dei contenuti della prima e-mail. All'epoca De Rosa ha ritenuto di non dover ricoprire un ruolo attivo, considerando che il destinatario della e-mail era Sanvido. Il consigliere di Stato De Rosa non è neppure mai stato informato degli sviluppi successivi. Lo stesso De Rosa ha già riconosciuto pubblicamente di non aver prestato la necessaria attenzione all'e-mail, in particolare per i toni adottati da Zali». Se Sanvido fosse o meno autorizzato a inoltrare il CV della candidata alle risorse umano, Carobbio Guscetti ha tagliato corto: «Sì». Ribadendo per contro che non spetta al Consiglio di amministrazione dell'EOC assumere personale. «Sanvido ha trasmesso la candidatura alla figura a lui più prossima in linea gerarchica con competenze di assunzione, la linea è stata rispettata». Altra domanda: quali erano le due funzioni offerte alla signora? «In un primo momento, la donna è stata invitata all'ospedale Beata Vergine di Mendrisio per un colloquio conoscitivo. In quel momento, non risultavano posti vacanti per operatori socio-sanitari. Di qui la segnalazione per l'ospedale regionale di Lugano. Dopo la seconda sollecitazione di Zali, il capo delle risorse umane ha sollecitato a sua volta un secondo incontro. Alla signora era stata prosettata un'attività amministrativa che, all'EOC, non risulta però essere mai stata formalizzata. A fine mese, all'ospedale Beata Vergine, si era intravista una possibilità di un impiego nel campo socio-sanitario, anche qui senza arrivare a formalizzare un'offerta. Da verifiche EOC, era una possibilità nel reparto geriatrico. All'EOC risulta che la signora non avesse preso in considerazione questa proposta».
Pronzini, tornato sul palco, ha presentato l'interpellanza dello scorso 27 luglio sulla famosa e-mail all'EOC inviata da Claudio Zali. «Per quale ragione il consigliere di Stato Raffaele De Rosa ha permesso che un suo pari grado, che nulla aveva a che fare con un ente esterno e con un altro Dipartimento, si è permesso di scrivere un'e-mail nella quale non solo si esige una protetta di Zali venga assunta ma si fanno anche considerazioni che non hanno diritto di esistere nello Stato di diritto». Di nuovo: «Il non intervento di De Rosa è un elemento di preoccupazione. Lo stesso De Rosa ha detto: ognuno ha il suo carattere. Può darsi, ma non significa accettare cose inaccettabili. Trovo che De Rosa abbia cannato completamente».
Si riparte. Con un ordine rivisto. E una mozione d'ordine presentata da Natalia Ferrara, che avrebbe gradito riprendere dall'interpellanza sulla Società di navigazione Lago di Lugano. «Lo dico per rispetto delle persone che, in tribuna, ci stanno seguendo e rischiano il posto di lavoro».
L'Ufficio presidenziale si è riunito con la presidente Daria Lepori per capire il da farsi. La situazione, in aula, è alquanto tesa. La richiesta di vari esponenti del Parlamento, banalmente, è quella di cambiare ordine di risposta alle interpellanze per poi avviare una discussione generale.

Dopo vari botta e risposta, Sergi si è detto disponibile a ritirare la votazione sulla discussione generale a patto che venga riproposta dopo le tre interpellanze più attinenti al caso Zali. Durisch si è detto a sua volta d'accordo. Fiorenzo Dadò ha ribadito che è necessario avere «unità di materia». E ancora: «Mettete ordine».
Pronzini ha invitato a rivedere l'ordine delle interpellanze, al fine di poter discutere tutti i temi legati al caso Zali.
Scambio di battute, in aula, sulla necessità di chiamare subito una discussione generale o, ancora, se aspettare la fine di tutte le interpellanze. Sergi: «L'ho chiesta subito perché è chiaro che cosa sta succedendo. Inchieste e lavoro dell'alta vigilanza vengono usate come schermo per non rispondere alle domande politica. Non a caso io, nel mio intervento, ho fatto riferimento a domande squisitamente politiche. Proprio perché non intaccano il lavoro di inchiesta. Ma questo è il metodo che c'è in Parlamento da due, tre anni a questa parte. E non cito il caso Hospita...».
Ancora Sergi: «Avete deciso di buttare la palla in tribuna». L'esponente dell'MpS ha detto che il Parlamento «non intende aspettare diciotto interpellanze per capire che il Governo non ha voglia di discutere queste cose, malgrado le dichiarazioni di principio, quindi chiediamo la discussione generale su questa interpellanza»
Carobbio Guscetti, nel rispondere a Sergi, ha spiegato: «La vicenda relativa al 14.enne della Farera, come sapete, è oggetto di un procedimento penale tuttora in corso. Sarà compito del Ministero pubblico accertare i fatti e stabilire l'eventuale sussistenza di responsabilità. Parallelamente, il Parlamento cantonale ha attivato l'alta vigilanza sulla vicenda, per ricostruire quanto accaduto e verificare il rispetto delle competenze istituzionali. Il Consiglio di Stato non ritiene opportuno anticipare valutazioni o trarre valutazioni su fatti ancora oggetto di verifica. Concordo con Sergi: ci sono elementi politici cui rispondere, ma immaginiamo che terminati i lavori dell'alta vigilanza ci sarà una discussione in Parlamento. Valuteremo come Consiglio di Stato quando prendere posizione e le misure da adottare».

