
I casi che coinvolgono il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali «suscitano interrogativi e preoccupazione», anche tra le fila del PS. «Interrogativi perché sono vicende dai contorni ancora poco definiti, preoccupazione perché mettono pesantemente in dubbio la legittimità di una importante carica istituzionale», scrive il partito in una nota odierna.
Gli audio al centro della bufera
Al centro della presa di posizione i due file audio pubblicati su un profilo Instagram che riportano presunti dialoghi di Zali con una donna. «Frasi che incitano alla violenza sulle donne che hanno spinto tre presidenti di partito (il liberale Speziali, il centrista Dadò, il socialista Sirica) a scrivere a Zali, chiedendogli di chiarire pubblicamente la vicenda. Il consigliere di Stato ha risposto con un comunicato nel quale parla di violazione della propria privacy e di registrazioni ottenute illegalmente. Annuncia inoltre denunce, anche per i tre presidenti di partito. Ma, in maniera inaccettabile nei confronti dell’opinione pubblica e del ruolo che ricopre, non entra nel merito della vicenda e prova a dipingersi come vittima».
«Assumersi la responsabilità»
Al di là delle possibili e ipotetiche implicazioni penali della vicenda, che sono di esclusiva competenza della magistratura, evidenziano gli esponenti socialisti, «le frasi pronunciate dal consigliere di Stato Zali (che lui non ha formalmente smentito) indicano un atteggiamento prevaricatore che nulla ha a che vedere con il comportamento che ci si aspetta da un consigliere di Stato. Sono frasi e presunte azioni che non possono essere in nessun modo tollerate, anche se emergono da un dialogo privato diffuso dopo una registrazione illegale. Riteniamo che Claudio Zali debba assumere fino in fondo la responsabilità del proprio comportamento».
Il caso del 14.enne alla Farera
A questa situazione complessa e delicata, si legge ancora nella nota, si è aggiunta l’apertura di un fascicolo in procura per la riunione voluta da Claudi Zali per discutere il caso del ragazzo detenuto alla Farera. «Le ipotesi di reato sulle quali il Procuratore generale indaga sono abuso di autorità e tentata coazione. È certamente data la presunzione di innocenza, ma è un altro elemento che mette in discussione la possibilità di agire con piena lucidità e indipendenza da parte del responsabile del settore della giustizia». Il PS cita anche la vicenda emersa nelle ultime ore che riguarda «la pressione sull’EOC per l’assunzione di un’amica di Claudio Zali, con minacce di rendere pubblica la questione e toni intimidatori e ricattatori».
Fare un passo indietro
Alla luce di queste questioni gli esponenti di sinistra ritengono «che la posizione di Claudio Zali non sia più sostenibile e lo invitiamo a dare le dimissioni per tutelare il buon nome delle istituzioni e mantenere nei cittadini la fiducia nel governo, scossa da comportamenti inaccettabili. Se questo passo indietro non dovesse verificarsi, invitiamo il Governo ad adottare tutte le misure di sua competenza per tutelare l’immagine e la credibilità delle istituzioni. Come minimo togliere a Claudio Zali la competenza della Divisione della giustizia e la Presidenza del gremio governativo».

