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Caso Zali a Detto tra Noi: Piccaluga ammette lo shock della Lega, Sirica difende la lettera dei presidenti
Redazione
2 ore fa
Nel dibattito su TeleTicino il coordinatore leghista racconta l'incontro con il consigliere di Stato dimissionario, mentre il co-presidente del PS parla di «conseguenze politiche inevitabili». Critiche all'annuncio lampo di Piero Marchesi

Le dimissioni annunciate, il subingresso accettato, un Governo da ricomporre a pochi mesi dalle cantonali. Il caso Zali è finito al centro di Detto tra Noi, condotto da Andrea Leoni su TeleTicino, con attorno al tavolo il coordinatore della Lega dei Ticinesi Daniele Piccaluga, il co-presidente del PS Fabrizio Sirica e i giornalisti Claudia Rossi (TeleTicino) e Jacopo Scarinci (La Regione).

Piccaluga: «Notti insonni, oggi è il giorno dello shock»

«Sono state tante ore al telefono, tante notti insonni», ha esordito Piccaluga, che ha voluto incontrare di persona Claudio Zali: «Avevo bisogno di vedere l'uomo Claudio in faccia. Un incontro molto intenso, sono usciti i sentimenti. Ora sono in una fase di rincrescimento acuto». Sul futuro del movimento: «Il passo indietro è anche per la Lega. Per noi è una nuova ripartenza, ci saranno nuovi volti e nuovi stimoli. Oggi, come si dice in dialetto, l'è ammò cald. Zali fino a fine settembre sarà seduto in Governo, oggi è il giorno dello shock. Ma la Lega andrà avanti».

Il coordinatore ha precisato che «non è facoltà del coordinatore o di un'assemblea tirar giù un consigliere di Stato: il passo poteva farlo solo lui». All'Assemblea di venerdì Zali potrebbe non esserci, «ma probabilmente ci sarà il 1. agosto: il popolo leghista credo gli darà il giusto saluto».

«Quando Claudio smentisce, forse ha ragione»

Piccaluga ha detto di voler credere alla versione del consigliere di Stato: «Se dice di non aver picchiato quella donna, allora bisogna comprendere il momento. Sull'e-mail all'EOC, probabilmente ha fatto un errore». Sul Mattino della Domenica e l'uscita a muso duro contro Zali: «Non è un organo leghista, non è controllato dal Movimento. È un giornale come un altro, che ha il diritto di scrivere ciò che vuole. Io non l'avrei fatto, ma non è il mio giornale».

Chiusa anche la partita dell'alleanza con l'UDC: «Prendo atto che l'UDC ha deciso di correre in solitaria, lo stesso faremo noi».

Sirica: «Conseguenze politiche inevitabili»

Il co-presidente del PS, tra i firmatari della lettera a Zali con Dadò e Speziali, ha mostrato «umana comprensione», ma senza arretrare: «Tutto quanto abbiamo fatto è stato per tutelare la credibilità delle istituzioni. Zali ha avuto cinque giorni per darci la sua versione. Il danno è stato fatto quando ha preferito il silenzio stampa, la querela e la contrapposizione al dialogo. Le conseguenze politiche non potevano essere che queste».

Duro anche il giudizio sull'annuncio lampo di Piero Marchesi, che ha accettato il subingresso poche ore dopo le dimissioni: «È stato inelegante. In conferenza erano stati spiegati procedura e tempi. Lui dopo tre ore ha annunciato la sua disponibilità sui social. Istituzionalmente cominciamo male».

I giornalisti: uno strappo fra Governo e popolazione

Per Scarinci dalla conferenza stampa è emerso «uno strappo fra Governo e popolazione», creato da Zali ma anche dagli altri consiglieri di Stato: «È stato apprezzabile che De Rosa abbia ammesso di non aver dato il giusto peso alla vicenda dell'e-mail. Però i consiglieri di Stato hanno quella cosa che si chiama obbligo di segnalazione». Claudia Rossi si è invece soffermata sulla neopresidente Marina Carobbio Guscetti: «Si è trovata in una posizione scomoda, su temi che sono sempre stati un suo cavallo di battaglia. Mi è sembrata timorosa, ha fatto il minimo sindacale».

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