
“Nel nostro Cantone come e più che altrove, ancora nel 2022 vige una cultura sessista che tollera, banalizza e permette molestie, discriminazioni e gravi violazioni dell’integrità fisica e psichica, innanzitutto delle donne”. A dirlo è il collettivo “Io l’8 ogni giorno” in merito alla vicenda delle molestie all’Unitas. Il collettivo condanna quanto è emerso finora dichiarando “sdegno per la mancanza di protezione delle vittime e sui tentativi ripetuti ancora oggi di sminuire, colpevolizzare e insabbiare”. Secondo il collettivo in Ticino “si calpestano impunemente le normative, le responsabilità giuridiche, i diritti e la dignità delle donne e di tutte le vittime”.
“Cultura sessista e patriarcale”
Le statistiche, gli esempi, l’esperienza, “tutto dimostra quanto enormemente siano ancora diffuse le molestie sessuali e psicologiche sul posto di lavoro, in tutti gli ambiti, a tutti i livelli gerarchici, sia nel settore pubblico che privato, in ambito associativo, sportivo, politico”. Unitas, ricordano le femministe, ha un regolamento interno contro gli abusi sul posto di lavoro. Non si tratta dunque di “novità recenti” a cui “la cultura non avrebbe ancora avuto il tempo di adattarsi” ma della volontà “precisa e consapevole” di portare avanti “una cultura sessista e patriarcale”.
“Già sancite le conclusioni”
Per il Collettivo è dunque “offensivo e inaccettabile che esponenti delle autorità o delle direzioni stigmatizzino le coraggiose azioni delle vittime che riescono a denunciare quanto subito”. Unitas ha annunciato procedure di verifica, gestite all’interno dell’ente, avvalendosi della consulenza della stessa legale che aveva eseguito l’audit alla RSI. Ma “anche per Unitas prima ancora di affidare il mandato sono già state sancite le conclusioni: un caso isolato, ormai in prescrizione, ed è stata ‘colpa’ delle vittime non aver denunciato in polizia anni fa”, tuona il Collettivo.
“Non si ripetano gli stessi orrori”
“Io l’8 ogni giorno” solidarizza con chi ha subito e con chi ha segnalato ma “anche con chi tuttora subisce e (spesso) non ha neppure gli strumenti e le possibilità per segnalare gli abusi o almeno per chiedere e ottenere aiuto”. “Non si ripetano gli stessi orrori”, scrivono. “Ne va della dignità delle vittime e della credibilità di tutta Unitas, ma anche del Cantone”, aggiungono.
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