
La storia del discusso prefabbricato della Santa Chiara di Locarno ha inizio tra maggio e giugno. Quando un progettista incaricato dalla direzione della clinica si presenta all’Ufficio tecnico. Spiega che si intende posare sul tetto una struttura di 50 metri quadrati ad uso deposito. All’Ufficio tecnico sono chiari: “Occorre presentare una domanda di costruzione e sistemare la questione degli indici di sfruttamento”. Ne è convinto anche il direttore, Andrè Engelhardt. Anche se poi, il 6 agosto, quando scoppia il caso, dichiara a TicinoNews “Che in questo caso ci volesse una domanda di costruzione é opinabile”. Non è opinabile, invece, per il responsabile dei Servizi generali del Dipartimento del territorio, Vinicio Malfanti, che il giorno dopo dichiara: “In un caso del genere non ci sono dubbi: occorre una domanda di costruzione, tanto più che si tratta di posare uno stabile sul tetto di un ospedale”. Ma torniamo a giugno. Il progettista riferisce alla direzione della clinica le richieste dell’Ufficio tecnico. Poi, il 10 luglio, arriva al medesimo Ufficio un progetto che chiede l’autorizzazione a posare il prefabbricato prescindendo dalla domanda di costruzione. Con una semplice notifica. Una notifica, tra l’altro, senza pubblicazione all’albo comunale. Prima domanda: come mai, nonostante le chiare indicazioni dell’Ufficio tecnico, il progettista della Clinica decide di non presentare una domanda di costruzione ma di inoltrare una semplice notifica? Andiamo avanti. A questo punto, l’Ufficio tecnico che fa? Si adegua. E il 24 luglio invia al Municipio un rapporto molto neutro e stringato sul progetto della Santa Chiara. Nel quale non si menziona alcun dubbio, né sugli indici né sulla necessità di una domanda di costruzione. Si rimanda la decisione al Municipio e basta. Seconda domanda: che cosa è successo, nel frattempo? È chiaro, infatti, che in questa catena manca un anello importante. Sia come sia, passano quattro giorni e il 28 luglio il Municipio di Locarno si riunisce, presenti cinque municipali su sette. Spicca l’assenza del capo dicastero urbanistica Diego Erba, che pure aveva chiesto di attendere il suo rientro dalle vacanze per discutere quel dossier. Il sindaco, Carla Speziali, si astiene: atto dovuto, essendo presidente del Consiglio di amministrazione della Santa Chiara. E l’autorizzazione a posare il prefabbricato passa come una lettera alla posta. Senza se e senza ma. Talmente era tutto chiaro e pacifico che, dopo le rivelazioni di TicinoNews, il Municipio ha chiesto all’Ufficio tecnico un rapporto dettagliato sulla vicenda. E che ieri ha dedicato ampia parte della sua seduta a discuterlo. Sempre ieri, nel tardo pomeriggio, il Municipio di Locarno dirama un comunicato stampa e scrive: “La decisione é stata presa sulla base di un rapporto del Dicastero di Diego Erba, nel quale non sono stati evidenziati problemi di sorta riguardo tale procedura”. Terza domanda, che é poi la stessa di prima: perché mai nel rapporto del Dicastero urbanistica “non sono stati evidenziati problemi di sorta riguardo tale procedura”? Il Municipio aggiunge di “aver ritenuto che il deposito in questione fosse equiparabile a un edificio accessorio, per il quale nella prassi è ritenuta sufficiente la semplice notifica”. Quarta domanda: in che modo e su quali basi il Municipio é giunto a questa conclusione, visto che nella seduta del 28 luglio il dossier Santa Chiara non é stato oggetto di discussione o di obbiezioni? Scrive ancora il Municipio di Locarno: “Una verifica ulteriore conferma che le particelle di proprietà della clinica Santa Chiara dispongono di sufficienti indici per la realizzazione del deposito in questione”. Ve
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