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Ticino
Caso "Quatur", ancora non è finita
Caso "Quatur", ancora non è finita
Caso "Quatur", ancora non è finita
Redazione
8 anni fa
Il TF ha parzialmente accolto i ricorsi di 3 dei 5 imputati a processo nell'agosto 2016. Le indennità andranno ricalcolate

Nuovo ‘ribaltone’ nel caso “Quatur”, l’inchiesta aperta nel 2002 dal Ministero pubblico della Confederazione (MPC) che aveva portato a procedimenti penali contro 13 persone, accusate di traffico di armi e droga sull'asse Zurigo-Ticino-Italia ad opera della mafia calabrese a partire dal 1994. Il 29 agosto di due anni fa la vicenda si era chiusa con il processo a 5 imputati, accusati di ripetuto riciclaggio di denaro aggravato, ripetuta infrazione aggravata della legge federale sugli stupefacenti, usura, ripetuta falsità in documenti e conseguimento fraudolento di una falsa attestazione (vedi articoli suggeriti).

Concretamente i cinque erano in particolare accusati di avere trafficato cocaina fra il 2001 e il 2004, in correità con terze persone. Due di loro, anche di avere ripetutamente compiuto atti di riciclaggio e di avere indotto, nel 2003, un notaio ad attestare falsamente l'acquisto di quote societarie da parte di una terza persona, utilizzando un passaporto falsificato. Un'altra accusa per parte degli imputati era di aver sfruttato lo stato di bisogno di altre persone, concedendo prestiti di denaro a condizioni usuraie. Il responso del TPF, che per ben due volte aveva respinto l'atto d'accusa dell'MPC, si era rivelato un nuovo flop per la Procura federale. La Corte penale aveva infatti prosciolto l'imputato principale, Fortunato Andali, come pure un secondo accusato, lasciando cadere i reati di riciclaggio e usura. Altri due erano stati ritenuti colpevoli di violazione della legge sugli stupefacenti e condannati rispettivamente a nove mesi di carcere con la condizionale e a una pena pecuniaria, sempre con la condizionale, di 120 aliquote giornaliere da 40 franchi. Il quinto imputato se l'era cavata con 120 aliquote giornaliere da 10 franchi, pure con la condizionale, per ripetuta falsità in documenti. Complessivamente dopo la sentenza del TPF erano risultati costi di avvocati di circa 910'000 franchi a carico dello Stato mentre gli imputati prosciolti avevano ottenuto indennizzi e riparazioni per torto morale per complessivi 400'000 franchi.

La vicenda era approdata fino al Tribunale federale, con tre degli allora imputati che avevano ricorso contro la sentenza del TPF chiedendo il proscioglimento il ricalcolo degli indennizzi. I giudici di Mon Repos hanno parzialmente accolto i loro ricorsi rimandando la causa al TPF per un nuovo giudizio nel senso dei considerandi. Uno dei ricorrenti, che era stato prosciolto, aveva chiesto un indennizzo più elevato e spetterà dunque al TPF ricalcolarne l’ammontare. Parziale vittoria anche per gli altri due ricorrenti, le cui condanne (infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti per il secondo e ripetuta falsità in documenti per il terzo) così come la fissazione delle rispettive pene dovranno essere rivalutate dal TPF. Le indennità dovranno inoltre essere ricalcolate, così come l’ammontare delle spese procedurali e il rimborso delle retribuzioni ai patrocinatori d'ufficio. Il TPF dovrà tener conto di fattori come il periodo di carcerazione preventiva degli allora imputati (che impedì a uno di loro di presenziare al funerale del padre) e l'attenzione mediatica a cui erano stati sottoposti.

nic

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