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Caso Mizar, parla Boas Erez
Caso Mizar, parla Boas Erez
Caso Mizar, parla Boas Erez
Redazione
7 anni fa
Il rettore dell'USI: "Quello che mi preoccupa di più è il cattivo ambiente che si è creato attorno a questo progetto"

Nel corso delle ultime 48 ore sulle rive del Ceresio è stato un continuo botta a risposta fra il Municipio di Lugano e il Cardiocentro in merito al progetto Mizar. A scatenare la querelle è stato un articolo pubblicato sul domenicale Il Caffè, nel quale si affermava che il Cardiocentro aveva ritirato i 5 milioni di franchi di garanzia destinati all’acquisto dello stabile. Uno scontro, forse non del tutto inedito, ma sufficiente a spingere alcuni a chiedersi se il progetto di un polo di biomedicina nel cuore della città sia definitivamente storia vecchia.

“Da quel che mi risulta non c'è un battibecco tra il Cardiocentro e il Municipio" spiega il rettore dell'USI Boas Erez a TeleTicino. "Non so dove la stampa domenicale abbia avuto queste informazioni e non voglio pronunciarmi in merito. Quello che mi preoccupa di più è il cattivo ambiente che si è creato attorno a questo progetto".

Nonostante i botta a risposta tra il municipale Michele Foletti e il Cardiocentro, il progetto è in fase avanzata, solo che invece che acquistare il Mizar, stabile di proprietà di Swisslife, oggi si parla di affitarne 3 piani. “Visto come stanno andando le cose, dovremmo chiarire alcuni aspetti formali e poi avere degli impegni più sicuri per poter cominciare i lavori, non semplicemente delle lettere d'intenti” ha aggiunto Erez.

Un’operazione da 48 milioni di franchi, di cui 10 dovevano arrivare dalla città di Lugano e 5 dal Cardiocentro. Ma i contenuti, quelli restano, precisa Boas Erez: attività inerenti alla formazione dei medici, iniziative legate agli sviluppi della facoltà di scienze biomediche, riguardanti ad esempio la creazione di tessuti con nuove tecnologie. Insomma, più in generale uno spazio di collaborazione tra aziende e istituti di ricerca.

Maggiori dettagli nel TG di TeleTicino di ieri

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