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Ticino
Caso Malfanti: le reazioni dei partiti
Redazione
13 anni fa
Attilio Bignasca: "Non è una questione morale". Ma gli altri capogruppi si dicono perplessi per l'abbandono dell'inchiesta amministrativa

C’è chi si scalda e chi invece no. L'annuncio del Consiglio di Stato d'interrompere il rapporto di lavoro con il direttore dei Servizi Generali del Dipartimento del territorio Vinicio Malfanti rischia di avere qualche strascico. Malfanti resterà all'amministrazione cantonale fino al 31 agosto, e fin qui nessuno sembra aver nulla da eccepire. Ma la decisione di abbandonare l'inchiesta ammistrativa a carico del funzionario, nella politica nostrana suscita ben più di un interrogativo.

“Si poteva fare un po’ di chiarezza in più”, commenta il capogruppo democentrista Marco Chiesa “Questa vicenda lascia l’amaro in bocca e soprattutto una domanda: cosa c’è dietro?”

Circa possibili disfunzioni nei vari uffici dell’amministrazione cantonale, si interroga anche un altro capogruppo, quello dei liberali radicali. “Non posso pronunciarmi sul caso specifico” racconta Christian Vitta “ma certo è che da tutta la vicenda non esce un quadro particolarmente edificante”.

Di occasione persa, parla la capogruppo socialista Pelin Kandemir Bordoli: “Sulla decisione di interrompere il rapporto di lavoro non ho elementi per commentare. Ma un po’ più di chiarezza andava fatta”.

Se fin qui tutto sommato i commenti sono stati pacati, a metterci il carico da novanta ci ha pensato Fiorenzo Dadò, da noi già interpellato nel pomeriggio. Il capogruppo PPD ha annunciato di voler chiedere ufficialmente che sull'intera vicenda venga a riferire al parlamento.

Decisamente controcorrente va il coordinatore della lega Attilio Bignasca, secondo il quale, ormai, l’inchiesta amministrativa sarebbe inutile. Già, perché il problema, secondo Bignasca, non è quando il funzionario si è recato al Lumino’s, se in orario di lavoro oppure no. Quello che conta è che ci sia andato, pur avendone in mano l’incarto. “Non è una questione morale”, specifica Bignasca “ma di opportunità”.

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