
La DISTI non entra nei dettagli del presunto utilizzo improprio dei fondi che ha portato all’allontanamento di Enzo Lucibello, ma conferma che la vicenda è ritenuta rilevante. L’associazione che riunisce le principali insegne della grande distribuzione e i parchi commerciali in Ticino, interpellata dopo la decisione del Comitato di interrompere ogni rapporto con il suo presidente, precisa che al momento «non riteniamo opportuno fornire dettagli sulle modalità o sulle cifre coinvolte». Il Comitato conferma tuttavia che «si tratta di una situazione significativa», precisando allo stesso tempo che non è tale «da mettere in pericolo l’operatività dell’associazione».
Alla ricerca di un nuovo presidente
Il caso era emerso dopo che il Comitato aveva effettuato alcune verifiche interne e «individuato un utilizzo improprio di fondi dell’associazione da parte del proprio presidente». La decisione ha portato Enzo Lucibello, alla guida della DISTI per 18 anni, a non ricoprire più alcuna funzione all’interno dell’organizzazione e a non farne più parte. Ora il Comitato è «attualmente al lavoro per individuare una nuova figura per la Presidenza», fanno sapere dalla DISTI.
Valutate le vie legali
Sul fronte giudiziario, la DISTI non conferma per ora né una denuncia penale né una richiesta di risarcimento. «Al momento possiamo limitarci a confermare che stiamo valutando e preparando le necessarie azioni legali», afferma l’associazione. Resta quindi da chiarire quale sarà il percorso che il Comitato intenderà seguire e quali eventuali responsabilità verranno accertate nel corso delle verifiche.
Lucibello respinge le accuse: «Nessun importo sottratto»
Nel frattempo l’ex presidente ha preso posizione, respingendo ogni ipotesi di appropriazione indebita o arricchimento personale. «Negli ultimi 18 anni ho svolto il mio ruolo in DISTI nella convinzione di operare nell’esclusivo interesse dell’associazione e dei suoi membri, attenendomi ai mandati ricevuti e nel rispetto delle procedure interne», ha dichiarato Lucibello. L’ex presidente sostiene che «non è stato sottratto alcun importo ai danni dell’associazione» e afferma che le operazioni da lui effettuate siano «tracciabili, documentate e svolte alla luce del sole».

