
Oggi prende il via in Gran Consiglio il dibattito sulla costituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) sul caso Hospita-Lega. E il Movimento per il socialismo (MpS), che negli scorsi mesi è stato parecchio attivo su questo fronte – in particolare tramite un’interrogazione con cui ha messo in luce diversi addentellati di natura politica legati alla vicenda – con un emendamento proporrà di allargare il gremio della CPI a sette membri. E non sei, come inizialmente si pensava. Ciò, ha spiegato il deputato Matteo Pronzini al Corriere del Ticino, «perché riteniamo che anche la Lega dovrebbe prendervi parte: è un suo dovere». La proposta è dunque che tutti i partiti che fanno gruppo vi partecipino (inclusa la Lega), a cui si aggiungerebbe il settimo membro. Che, a mente dell’MpS, dovrebbe essere proprio lo stesso Pronzini.
Ma il dibattito, per l'MpS, «comincia già a segnalare le prime, clamorose stupidaggini. La più grande e diffusa è l’idea secondo cui questa vicenda non avrebbe nulla a che fare con la politica, ma con la correttezza di procedure amministrative. A sostegno di tale tesi si sottolinea, ad esempio, che i partiti maggiori avrebbero “opportunamente” designato quali membri della CPI parlamentari che sono anche giuristi, quasi che una qualifica tecnica potesse neutralizzare la natura profondamente politica delle questioni in gioco». In una nota trasmessa ai media, il Movimento denuncia (una volta ancora) «i problemi di natura squisitamente politica» che riguardano il rapporto strutturale («incestuoso viene la tentazione di dire») tra i partiti di governo e le nomine in magistratura, «un sistema nel quale la politica non è più intesa come servizio pubblico, ma come occupazione sistematica degli snodi decisionali dello Stato, come strumento per distribuire favori, proteggere reti di fedeltà e difendere interessi e privilegi».
Che cosa succederà ora? Per l'MpS «dipenderà dalle decisioni del Parlamento e, soprattutto, da come verrà concretamente impostata la CPI». Anche se «risulta già evidente la volontà maggioritaria di attribuire all’intera operazione un “profilo basso”, evitando accuratamente che emergano i collegamenti sistemici tra affari, politica e magistratura». Il Movimento – dichiara – «tenterà di scongiurare il tentativo di circoscrivere il caso, depotenziarlo, trasformarlo in un esercizio di facciata, favorendo candidature provenienti da altri cosiddetti “partiti minori”».

