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Ticino
"Caso Hesse": prosciolti Olaniszyn e Pellegrini
Redazione
17 anni fa
Nel maggio del 2007 finirono in galera, sospettati di aver trafugato e venduto centinaia di acquerelli e disegni di Herman Hesse

Nel maggio del 2007 finirono in galera, sospettati di aver trafugato e venduto centinaia di acquerelli e disegni di Herman Hesse. Trascorsero un paio di settimane in carcere, con le accuse di appropriazione indebita, furto, ricettazione, falsità in documenti e riciclaggio. Ora sono stati prosciolti su tutta la linea. Il 3 dicembre il procuratore pubblico Andrea Maria Balerna ha firmato un decreto di abbandono. Loro sono Ambrogio Pellegrini, 76 anni, di Tegna, ex direttore del Museo Hesse di Montagnola, e Jean Olaniszyn, 59 anni, di origine francese ma residente a Losone, fondatore ed ex curatore del Museo. Il procuratore ha dunque accolto la tesi dei legali dei due accusati, Andrea Giudici e Alexander Henauer. Non vi sono prove sufficienti, scrive nel decreto d’abbandono, per sostenere i reati di appropriazione indebita, furto e ricettazione. Ritenuto che non si può escludere che le opere mancanti siano state vendute o donate dal figlio del grande scrittore, Heiner Hesse, morto nel 2003. La denuncia fu sporta due anni fa dalla comunione ereditaria, rappresentata dall’avvocato Paolo Bernasconi. Dalla lista delle opere pittoriche di Hesse mancavano centinaia di pezzi. L’allora procuratrice pubblica Monica Galliker ordinò l’arresto di Olaniszyn e di Pellegrini. A due anni e mezzo di distanza, tutti i capi d’accusa sono stati abbandonati. Per quanto riguarda la falsità in documenti, Pellegrini, che era amico del figlio di Hesse, ha ammesso che la firma su alcuni documenti contestati era sua. Una firma apposta in qualità di persona di fiducia. Caduti i reati principali, non regge nemmeno quello di riciclaggio di denaro provento da illeciti. “Mi sento vittima di una gogna mediatica – disse dal carcere Olaniszyn affidando queste parole al suo legale -. La mia professionalità, la mia immagine e la mia onestà sono state ingiustamente calpestate”. "Aspettiamo dieci giorni. Parlerò solo dopo che la decisione sarà cresciuta in giudicato", questo invece il suo commento odierno.Ora la Comunità ereditaria ha infatti tempo 10 giorni per appellarsi alla Camera dei ricorsi penali e chiedere la promozione dell’accusa privata. Se così non sarà, é probabile che gli avvocati Giudici ed Henauer presenteranno il conto al Cantone per l’ingiusta carcerazione dei loro assistiti. [email protected]

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