
“Si convochi una nuova assemblea per procedere a una nuova elezione”. La sorprendente richiesta giunge da tre sindacalisti di Unia, sezione di Bellinzona, Biasca e Moesa. Dalla sezione, insomma, che a inizio estate silurò dai propri vertici Gianni Frizzo e altri quattro esponenti delle Officine. Una discussa estromissione su cui si pronuncerà la pretura di Berna, dove i leader del comitato di sciopero si sono rivolti per chiedere l’annullamento della fatidica assemblea estiva. I giudici bernesi dovranno stabilire se in quell’occasione venne seguito un iter rispettoso delle regole democratiche, come sostengono i vertici ticinesi di Unia. O se invece si trattò di un complotto, come sostengono Frizzo e i suoi. Ma veniamo alla clamorosa lettera spedita il 7 agosto dai tre sindacalisti al Comitato della sezione bellinzonese di Unia. “Una delle principali spiegazioni del perché oggi ci troviamo confrontati a una grave crisi sindacale - si legge sulla missiva - risiede nel fatto che negli ultimi mesi la questione delle Officine non è stata oggetto di una necessaria riflessione collettiva. Anche noi – aggiungono i tre “pentiti” - abbiamo contribuito ad allontanare Frizzo e i suoi colleghi, usando espedienti ai quali non avremmo fatto ricorso se avessimo agito con la necessaria cognizione. Ma come ammettiamo le nostre responsabilità, pensiamo di essere altrettanto coscienziosi ammettendo che la situazione attuale sia frutto di valutazioni politiche sbagliate. La mancata rielezione dei cinque, indipendentemente da qualsiasi altra considerazione, rappresenta infatti una grave perdita per il nostro movimento”. E pur ribadendo una presunta scarsa oggettività di Frizzo e dei suoi colleghi nella gestione sindacale, i tre recitano il mea culpa. Si distanziano dalla linea decisa il 26 giugno. E chiedono la convocazione di una nuova assemblea entro ottobre. “E ci auguriamo - concludono - che Frizzo e gli altri compagni del comitato di sciopero possano ritornare nella nostra sezione”. [email protected]
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