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Caso Emme Suisse, ecco i retroscena
Caso Emme Suisse, ecco i retroscena
Caso Emme Suisse, ecco i retroscena
Redazione
11 anni fa
Confermato l'arresto del presidente per 2 mesi. "Dopo il fallimento in Italia ho deciso di cercare fortuna in Ticino"

L’arresto del presidente di Emme Suisse è stato confermato per due mesi, mentre il vicepresidente è stato rilasciato. Il terzo arresto invece non c'è mai stato, ma una terza persona, la moglie del presidente, sarà interrogata. 

Lo hanno fatto sapere oggi i rappresentanti dell'OCST a margine dell’incontro con la stampa che approfondisce questo nuovo caso di sfruttamento della manodopera, portato alla luce dal sindacato.

“Quello di Emme è un caso emblematico della grave situazione delle imprese – ha dichiarato il segretario cantonale di OCST, Meinrado Robbiani.” “Siamo schifati nel veder come certi individui riescono a fare impresa in questo Cantone. I lavoratori frontalieri sono gli strumenti passivi dei delinquenti” – gli ha fatto eco Paolo Locatelli.

Emme Suisse, impresa di Lugano, era stata segnalata al Ministero pubblico dal sindacato, dopo che sette lavoratori vi si erano rivolti, denunciando buste paghe dai 7 ai dieci euro all’ora.

Paolo Locatelli racconta: “Tutto è cominciato la scorsa primavera quando i sette si sono avvicinati a noi. Ciò ha permesso di portare alla luce diversi abusi, i più gravi avvenuti nel cantiere di Berna, confermati in tempi brevi dalla magistratura.”

Dopo la segnalazione, il Ministero pubblico ha dato avvio ad un’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore generale Andrea Pagani. La magistratura ha riportato alla luce fatti talmente gravi da portare all’arresto dei vertici dell’azienda, i quali hanno ammesso i fatti promettendo di risarcire gli operai.

Come detto, il presidente dell’azienda, un 49enne italiano, resterà in stato di arresto per due mesi. Il suo vice, un 35enne svizzero, è stato invece rilasciato ieri.

Le ipotesi di reato nei confronti del cittadino italiano sono di falsità in documenti, usura e inganno alle autorità per violazione della legge sugli stranieri.

Davanti al procuratore il presidente ha detto di aver avuto una ditta in Italia poi fallita: “Così ho deciso di cercare fortuna in Ticino”.

Il sindacato oggi ha presentato un esempio concreto di sfruttamento della manodopera: sul conteggio stipendio di un operaio figurava che in un mese aveva lavorato 94 ore. Ma sommando le ore giornaliere il saldo era di 271. Sul conto bancario dell’operaio lo stipendio versato era dunque inferiore. Su 13 mensilità, il lavoratore avrebbe dovuto ottenere 61mila franchi in più di quanto ricevuto.

Il presidente della Emme Suisse ha ammesso tutto, il suo modus operandi era sistematico e generalizzato. Ha lavorato per più di un anno in regime di concorrenza sleale. La ditta, infatti, otteneva lavori attraverso la formula del subappalto. Riceveva contratti per lavori di diverso genere, da quelli di falegnameria a quelli di vetreria, rendendo quindi più difficile capire quale commissione paritetica dovesse controllarla.

Meinrado Robbiani: “Lo stratagemma messo in atto dall’azienda, oltre a penalizzare i dipendenti, ha permesso di ricevere importanti appalti. Gli elementi di vigilanza e di identificazione delle mele marce vanno più che mai rafforzati.”

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