
L’Unione Associazioni dell’Edilizia (UAE) e la Società svizzera impresari costruttori Sezione Ticino (SSIC) hanno appreso dai media "l’esito sconcertante del processo Consonni svoltosi nelle scorse settimane presso la Corte delle Assise criminali di Lugano: "stralcio" dell'accusa per un supposto "impedimento a procedere" nei confronti del titolare della società di Chiasso, accusato dei reati di usura aggravata e falsità in documenti, per non aver onorato i salari previsti dai CCL di categoria per un totale di 562'000.-- CHF su un totale dovuto di 1'446'000.-- nell’arco di 5 anni di attività sul territorio svizzero (quasi il 40% in meno!)". Tutto ciò "adottando una serie di stratagemmi per aggirare le disposizioni remunerative dettate da diversi contratti collettivi di lavoro decretati di forza obbligatoria dal nostro Consiglio Federale. Contratti collettivi che devono essere rispettati da tutte le aziende che lavorano sul territorio svizzero".
"Con queste decurtazioni salariali illegali, senza dimenticare gli orari di lavoro che raggiungevano punte di 54 ore settimanali, le capacità competitive delle numerose ditte che rispettano i salari minimi e le condizioni lavorative in vigore nel nostro Paese sono del tutto compromesse, innescando una pericolosa concorrenza sleale figlia del totale disprezzo dei CCL e delle Leggi vigenti in Svizzera - si legge in un comunicato stampa congiunto - Gli artigiani ticinesi, in particolare, si sono visti ad esempio sfuggire dalle mani appalti importanti come quello della ristrutturazione del Kurhaus di Cademario del valore contrattuale di circa 5 milioni di franchi".
"Il cantone Ticino non è terra di conquista per pseudo datori di lavoro che adottano simili comportamenti. Le scriventi Associazioni datoriali si distanziano in modo deciso da un modo di fare impresa che non appartiene alla realtà imprenditoriale ticinese e combatteranno l'idea di impunità che potrebbe essere veicolata da questo caso. Continueremo ad impegnarci a favore di un mercato del lavoro sano in quanto gli imprenditori pretendono di giocarsi la partita in una logica di concorrenza equa e leale, a prescindere dai motivi tecnici-legali che hanno portato la Corte penale a prosciogliere l'imputato".
"In una regione di confine come la nostra, l'esistenza di contratti collettivi di lavoro è fondamentale così come il loro rispetto da parte di tutte le ditte, ne va dell'esistenza del tessuto imprenditoriale indigeno e di migliaia di posti di lavoro ben retribuiti", conclude il comunicato.
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