
"La morte di Laura Columberg è avvenuta perché il risanamento del Ponte Rosso non è stato realizzato tempestivamente dal Cantone". Non usa mezzi termini l'avvocato Emanuele Verda nella nuova istanza probatoria presentata 5 giorni fa al procuratore pubblico Nicola Respini per il caso Columberg, la donna che, ricordiamo, il 3 ottobre di 7 anni morì sotto la frana di Ponte Rosso a Biasca. Verda torna all'attacco affermando che nel 1996 il comune di Biasca aveva commissionato un progetto per mettere in sicurezza la zona del Ponte Rosso ma in una lettera del dipartimento del territorio datata 18 dicembre 1996 Carlo Mariotta, ex responsabile della divisione costruzioni, asseriva "che la strada cantonale in zona Ponte Rosso non rappresentasse un bene tale da giustificare progetti di più ampia portata" e ancora "che il manufatto (ovvero il ponte) era in sicurezza". Ma nel 2006 la tragedia, la frana investì il ponte. E nel 2007 i lavori inizialmente giudicati non prioritari dal dipartimento del territorio vennero eseguiti. Verda dunque nell'istanza probatoria chiede l'interrogatorio in veste di imputato di Carlo Mariotta e l'interrogatorio del ministro Marco Borradori in qualita di teste per chiarire chi ha redatto quella lettera che diceva no ai lavori e sulla base di quali disposizioni.E infine Verda in data 16 febbraio ha inoltrato reclamo alla corte dei reclami penali rimproverando l'operato del procuratore pubblico Nicola Respini titolare dell'inchiesta dal 2007, per violazione del diritto, per non aver accertato sufficientemente i fatti, e per non aver istruito ed insistito per ben 6 anni il reato perseguibile d'ufficio di franamento, in concorso con il reato di omicidio colposo. "Sarà quindi compito" - termina Verda - "della corte dei reclami penali di sanare le violazioni e fornire a Respini le istruzioni per istruire il reato di franamento e l'audizione di Carlo Mariotta e del ministro Marco Borradori".
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