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L'intervista
Caso Blick-Berset, "Una macchia che rischia di estendersi a tutto il giornalismo svizzero"
© CdT/Chiara Zocchetti e Ticinonews
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Redazione
4 anni fa
Abbiamo parlato delle conseguenze per i media del caso dei rapporti fra Berset e il Blick con Roberto Porta, presidente dell'Associazione ticinese dei giornalisti (Atg).

Ad agitare la politica federale in queste prime settimane dell'anno è la questione delle fughe di notizie dal Dipartimento federale dell'Interno, tutte raccolte dal Blick del gruppo editoriale Ringier. In breve, uno dei filoni delle indagini condotte dal procuratore pubblico straordinario della Confederazione porta sull'accordo, emerso più di un anno fa, fra il Ceo di Ringier Marc Walder e gli uffici di Berset, in particolare l'ex capo della comunicazione del ministro Ps Peter Lauener. L'intesa prevedeva la fornitura di anticipazioni in esclusiva delle decisioni del Consiglio federale in ambito pandemico, in cambio di un trattamento "coi guanti di velluto" nei confronti di Berset da parte delle testate del gruppo Ringier.

Screditare Cassis?

Le nuove indiscrezioni apparse sabato sulla “Schweiz am Wochenende” parlano di uno scambio di conversazioni intenso fra editore e portavoce, non limitato alla pandemia ma anche alla possibilità di destabilizzare, tramite la stampa, l’immagine di Ignazio Cassis. Sia Alain Berset sia Marc Walder sono stati sentiti in qualità di persone informate sui fatti, dunque non come indagati. Il consigliere federale friburghese si è detto disposto a presentarsi davanti alle Commissioni della gestione delle Camere, che la prossima settimana decideranno se intraprendere azioni formali.

L'intervista a Roberto Porta

L'inchiesta farà il suo corso. Il caso solleva però dubbi sui rapporti fra stampa e politica. Ne abbiamo parlato con Roberto Porta, presidente dell'Associazione ticinese dei giornalisti (Atg).

Da sempre i giornalisti beneficiano delle fughe di notizie per confezionare i propri scoop. Perché la presunta fuga di notizie dal Dipartimento di Berset al Blick sta assumendo i contorni dello scandalo? Cosa c'è di diverso?

Di diverso c'è la quantità: finora sono trapelate addirittura 180 e-mail passate dal capo dell'ufficio stampa di Berset al Ceo di Ringier. C’è poi il tema della pandemia, che evidentemente accresce la delicatezza della situazione. Di fughe di notizie ce ne sono sempre state, ma il problema è capire se ciò, durante gli anni della pandemia, sia stato un vero e proprio sistema, volto a mettere in luce il lavoro di Berset in cambio di notizie.

 

Dal tuo punto di vista questa vicenda rappresenta un danno più per il mondo dell'informazione o più per la politica?

In questi giorni si sono letti diversi commenti sulla stampa, in particolare d'Oltralpe. Fra questi c'è chi mette l'accento sui media. Bisogna evitare di fare di ogni erba un fascio: le fughe di notizie hanno sempre fatto parte della nostra professione. Quello che è sbagliato è scambiare dei favori con chi fornisce le notizie. Le informazioni passate al direttore di Ringier avrebbero dovuto condizionare il lavoro dei giornalisti. Il Blick smentisce, ma se ciò fosse confermato, sarebbe una macchia per Ringier, che potrebbe tuttavia estendersi come un'ombra al resto del settore, che in questo momento ha già diversi problemi.

 

C’è poi il problema della vicinanza tra giornalisti e potere, che rischia pure di favorire quelle teorie complottiste che vedono i media come un megafono dei poteri forti, in questo caso di un Consigliere federale.

Queste sono teorie che si sono sentite spesso, soprattutto durante gli anni della pandemia. Va detto che in Svizzera abbiamo la fortuna di avere un team di specialisti dell'Università di Zurigo che analizza il mondo dei media anno per anno e pubblica un rapporto annuale molto dettagliato sulla qualità e quantità dei media svizzeri. Negli anni della pandemia, questi rapporti annuali hanno attestato un lavoro serio da parte del mondo giornalistico. Forse non proprio nelle prime settimane del coronavirus, quando tutti noi siamo stati sorpresi dallo scoppio della pandemia, ma in un secondo tempo c'è stata pluralità delle voci, con i microfoni aperti a 360 gradi, anche nei confronti dei cosiddetti coronascettici. Questo studio attesta che la qualità del lavoro fatto dal giornalismo svizzero, anche negli anni della pandemia, è stata buona.

 

Da giornalista, cosa credi che potrà capitare?

Le commissioni della Gestione delle due camere si riuniranno la settimana prossima ed è chiaro che Berset inizia la sua presidenza con un ostacolo in più. A questo proposito occorre ricordare che la sua elezione di dicembre non fu brillante, ciò che testimonia di come Berset sia al centro di parecchie pressioni. Fino a quando resisterà? Bisogna poi capire quanto eventuali richieste di chiarimenti da parte del Parlamento peseranno sulla presidenza di Berset, ma anche su tutto il Consiglio federale. A questo proposito sarà centrale la verifica delle voci di possibili utilizzi di questi contatti privilegiati per danneggiare il lavoro di Cassis. Se ciò fosse confermato, per il Consiglio federale e per una parte della stampa sarebbe davvero un momento difficile da superare.