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Ticino
Caso Bertoli: insulti da condannare, critiche no
Redazione
12 anni fa
Se da una parte vi è una presa di distanza dagli insulti apparsi su Facebook, il mondo politico ticinese è concorde nel criticare certi atteggiamenti del PS

Il discorso di Manuele Bertoli del primo agosto, ormai si sa, ha sollevato un polverone che non si farà dimenticare molto presto. Ma come ha risposto il mondo politico ai fatti trascorsi?

Mentre il PLR ha fatto sapere in un comunicato stampa la sua netta presa di distanza rispetto agli insulti apparsi su Facebook, Fiorenzo Dadò, Attilio Bignasca e Marco Chiesa - da noi contattati telefonicamente - sembrano essere concordi nel condannare il comportamento aggressivo e scriteriato di certa utenza di Facebook, ma allo stesso tempo ammettono che il mondo politico, proprio in quanto molto esposto, è una facile vittima di commenti e critiche non troppo lusinghieri – e, a questo, si deve abituare.

Il PLR ha preso una posizione molto netta, distanziandosi apertamente dal "degrado nel dibattito politico", e ritenendo gli attacchi al presidente Bertoli "inaccettabili e inammissibili".

Fiorenzo Dadò, capogruppo PPD, si dice sorpreso dei commenti violenti apparsi sul social network, ma invita a non fare di questo una propaganda politica: “È successo a tutti di essere insultati, me compreso. L'insulto è diventato ormai una routine, sintomo di un problema sociale più che politico. E, appunto, la responsabilità di certa volgarità non è da ricercare nel mondo politico ma in quello sociale”

Dello stesso parere è Attilio Bignasca, il quale però ha affermato l'importanza del ruolo della magistratura in casi di insulti gratuiti come questo.

Risposta nettamente più agguerrita ci è arrivata invece dal capogruppo UDC Marco Chiesa, il cui partito ha presentato un'interrogazione al Consiglio di Stato perché si distanzi dalle parole del Presidente del Governo. “Certe ondate di volgarità su social network e fuori sono sicuramente da condannare – ha commentato Chiesa – ma una presa di posizione istituzionale è necessaria. Manuele Bertoli è intervenuto nel suo discorso come un rappresentante del Partito Socialista, e non come un Presidente del Consiglio di Stato. Starà ora al Governo ticinese valutare se quanto detto da Bertoli potrà essere condannato o meno, ma, se lo fosse, il Presidente sarebbe quantomeno sfiduciato”.

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