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IL CASO
Caso Argo 1: Marco Sansonetti pubblica la sua verità
Redazione
3 anni fa
L’ex responsabile operativo Argo 1 pubblica in un libro sullo scandalo che ha colpito l’accoglienza dei richiedenti l’asilo in Ticino nel 2017.

 Interrogazioni. Programmi tv. Pagine di giornali. Il caso Argo 1, scoppiato nel 2017, ha lasciato il suo segno in Ticino. Basti pensare che l’allora direttore del Dss Paolo Beltraminelli, nel 2019 non è stato rieletto in Consiglio di Stato probabilmente per gli strascichi di quella vicenda. Nel dicembre del 2019, si concluse anche il processo al protagonista di quella vicenda, il responsabile operativo dell’agenzia di sicurezza Marco Sansonetti. Fu assolto da tutte le imputazioni più gravi e condannato unicamente per infrazione alla legge federale sull’AVS per dei pagamenti in nero ai dipendenti di Argo 1. Oggi, dopo tanto silenzio, è lui a parlare e lo fa pubblicando un libro su quella storia. Il titolo è: “Quando il potere è nelle mani sbagliate” ed è nato da un’idea della figlia di Sansonetti, Marlise.

“Ero la persona giusta al posto giusto”

La società Argo 1 era stata incaricata per la prima volta nell’estate 2014, dal Dipartimento della sanità e della socialità di gestire a Rivera, poi Peccia e infine Camorino, i centri per l’accoglienza di richiedenti l’asilo. L’agenzia di sicurezza era pressoché appena nata e i dubbi che fosse attrezzata per un tale compito non si sono mai spenti. Sansonetti non la pensa così. “Io ero la persona giusta al posto giusto e al momento giusto così mi sono aggiudicato quel primo mandato, poi diventato un appalto milionario, che mi ha conferito anche incarichi da funzionario pubblico”, si legge nel libro. E aggiunge: “Quello che ho ottenuto l’ho avuto solo grazie alla mia bravura e alla mia determinazione. Quando ho ottenuto il mandato pubblico per la gestione dei Centri per i richiedenti l’asilo in Ticino, è stato soprattutto grazie alla pluriennale esperienza quale responsabile operativo della sicurezza acquisita negli anni in grandi strutture turistico-alberghiere in Italia”.

Gli episodi critici

Oltre ai dubbi sull’importante mandato conferito a un’azienda appena creata. La vicenda Argo 1 aveva fatto emergere alcuni episodi particolarmente delicati: l’ammanettamento di un giovane richiedente l’asilo in una doccia della struttura di Camorino; i casi di tubercolosi avvenuti a Peccia; il mancato pagamento dei contributi per i dipendenti. Pubblicando stralci di interrogatori, decreti d’abbandono e sentenze, Sansonetti, nel libro, ripercorre quei momenti e difende il suo operato. Nel caso del richiedente ammanettato, scrive, agì su ordine degli agenti di polizia che avevano ammanettato il giovane in preda ai fumi dell’alcol e glielo avevano affidato. Nel gestire i casi di tubercolosi poi, Sansonetti pubblicando delle email, spiega di aver agito seguendo le direttive del DSS e dell’Ufficio del medico cantonale. Infine, per quanto riguarda i salari e i contributi dei dipendenti, Sansonetti scrive che le questioni finanziarie non erano tra le sue responsabilità, bensì dell’amministratore unico della società e delle fiduciarie incaricate delle questioni contabili.

Accuse a media, magistratura e politica

Più volte, nelle 160 pagine del libro, Sansonetti torna su quello che definisce un “inferno mediatico”, accusando i media di essere stati mossi da quello che “era solo un gioco politico”. La stessa Magistratura avrebbe agito con superficialità, basandosi sulle testimonianze di ex collaboratori rancorosi di Argo 1 e ne avrebbe verificato la fondatezza solo a posteriori, lasciando che Sansonetti subisse il carcere preventivo e l’attacco dei media. Ma a quale scopo? “Ho avuto come l’impressione, da subito, che il mio caso fosse sostanzialmente stato creato ad arte per far esplodere una bomba politica nei confronti dell'allora Ministro della Sanità e della Socialità ticinese”, si legge. Insomma, il caso secondo Sansonetti fu costruito per colpire Paolo Beltraminelli. E, aggiunge l’ex responsabile di Argo 1 puntando il dito contro un altro consigliere di Stato, Norman Gobbi, quando la bomba è scoppiata la gestione dei centri è passata a un’azienda “ai cui vertici sedeva e siede un intimo amico dello stesso direttore del Dipartimento delle Istituzioni”. E aggiunge: “Un'azione talmente fulminea che nella mia mente inizia a farsi strada la tesi del complotto, della vendetta e del volermi tenere lontano da determinati appalti milionari, ottenuti grazie a prezzi concorrenziali e ottime referenze”, scrive ancora.

"Il Cantone Ticino deve ad Argo 1 quasi 120mila franchi"

Nelle conclusioni, poi, Sansonetti afferma che il Ticino sia ancora in debito con la società di cui era il responsabile operativo: “Il Canton Ticino, a causa di errori contabili amministrativi commessi negli anni, deve ancora versare alla società Argo 1 SA un importo di quasi 120.000 franchi. Si tratta di una parte di mancati pagamenti ben più importanti, stimati in oltre 400.000 e mai fatturati al Dipartimento della Sanità e della Socialità. Un importo sul quale è pendente un contenzioso legato al rimborso delle spese di viaggio sopportate dagli impiegati di Argo 1 per spostarsi dalla sede centrale di Cadenazzo al Centro di richiedenti l’asilo di Peccia, in Vallemaggia. Un braccio di ferro tutt’ora in corso tra l'amministratore unico della società Argo 1 SA, in liquidazione, e lo Stato del Canton Ticino”.

"Non ho ancora ricevuto scuse"

Un libro, insomma, che ripercorre le carte raccontando la versione di Sansonetti, il quale grida la sua innocenza confermata, salvo per i contributi non versati, anche dalla sentenza del processo a suo carico. Sansonetti nelle sue conclusioni, sottolinea inoltre come non abbia ricevuto “le scuse da parte di chi ha volutamente e pubblicamente agito per macchiare la mia faccia, sporcare la mia immagine, creandomi un notevole danno economico”. Nel testo, però, nonostante la pubblicazione di qualche verbale d’interrogatorio, non sono contenuti elementi nuovi particolarmente rilevanti rispetto a quanto emerso finora.