
Casellario giudiziale per i permessi B e G, atto secondo. Diciamocelo, l’assist lanciato da Norman Gobbi con quella clamorosa decisione era imperdibile. La misura, da mesi agli onori della cronaca, ha fatto scorrere fiumi di inchiostro di qua e di là dalla frontiera. Adesso ha persino ispirato una mozione. Quella del democentrista Marco Chiesa.
Secondo Chiesa la decisione di Gobbi è ineccepibile, ma presenta una, chiamiamola, criticità: non è automatica. Ossia al richiedente che presenta un casellario non immacolato non viene immediatamente negato il permesso. Qualcuno, per esempio un giudice, deve decidere se la colpa è sufficientemente grave da far scattare un simile divieto. Ed è qui che entra in gioco la mozione.
Secondo Chiesa per rendere il divieto automatico basterebbe applicare il catalogo di reati previsti dalla legge sull’espulsione dei criminali stranieri, approvata tra l’altro dal 60% dei Ticinesi. Detto in maniera semplice: se un reato ti obbliga ad uscire, a maggior ragione non dovrebbe farti entrare. Sei stato condannato per truffa? Non hai diritto ad un permesso. Omicidio? Idem. Furto? Stesso destino. E via dicendo. Così facendo, sostiene Chiesa, si semplifica e di molto l’intera faccenda.
La mozione a breve dovrebbe approdare sui banchi di Palazzo delle Orsoline. L’atto secondo generato da un assist, diciamocelo, quasi imperdibile.
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