Ticino
Case anziani: i sentimenti della pandemia
Foto CdT/ Chiara Zocchetti
Foto CdT/ Chiara Zocchetti
2 anni fa
Come è stata vissuta la pandemia nelle case di riposo ticinesi? Uno studio della Fondazione Sasso Corbaro mette in luce i sentimenti delle persone coinvolte

Le misure di contenimento del virus nelle case anziani hanno funzionato? Sono state apprezzate dai familiari dei residenti e da chi, invece, nelle case anziani ci lavora? Cosa si potrebbe migliorare? Per rispondere a queste domande la Fondaziona Sasso Corbaro, in collaborazione con l’Università della Svizzera italiana e l’Università di Lucerna, hanno condotto uno studio intervistando 16 operatori di case anziani, 8 direttori e 20 familiari di residenti. I ricercatori, in particolare, si sono occupati dei sentimenti vissuti dai vari partecipanti allo studio durante le fasi della pandemia.

Chiusura proporzionata

Secondo i risultati preliminari dello studio, familiari e operatori ritengono proporzionata la chiusura delle case anziani avvenuta durante la prima fase della pandemia. “È invece stata meno accettata dai familiari la chiusura – seppur parziale – delle Case durante la “fase 2” (ovvero il periodo dalla fine del lockdown alla fine dell’estate)”. Negli operatori è stato notato “un sensibile aumento del carico emotivo e lavorativo”, mentre i familiari hanno “vissuto la chiusura delle Case Anziani con preoccupazione e sofferenza”, si legge in una nota della Fondazione Sasso Corbaro.

La comunicazione

La comunicazione e la spiegazione delle misure da parte delle case anziani all’indirizzo dei familiari, invece, è stata vissuta in modo diverso dagli intervistati, che si dividono in chi ritiene che sia stata “tempestiva, trasparente e frequente” e chi ha vissuto l’esperienza opposta. Gli strumenti di incontro (videochiamate e telefonate nella fase 1 e postazioni di incontro nella fase 2) sono state promosse, pur con qualche criticità. Vi è però da dire, che pur essendosi rivelate soddisfacenti, le misure adottate “non sono state in grado di sopperire alla mancanza di contatto fisico e di accompagnamento nel fine vita del residente”, si legge.

Chiudere prima

I collaboratori delle case anziani avrebbero auspicato “una chiusura anticipata, un utilizzo anticipato delle misure di comunicazione a distanza e una riorganizzazione gli spazi all’interno delle Case Anziani per garantire i contatti fra i residenti”, mentre i familiari chiedono che in futuro si uniformino le misure nelle diverse case anziani del territorio.

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