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Ticino
Case anziani: “Gli aggravi si sentono anche in Ticino”
Marco Jäggli
5 anni fa
Pure le strutture ticinesi hanno sofferto costi aggiuntivi a causa della pandemia, anche se il Cantone sembra disposto ad aiutare. Stevens Crameri, membro di comitato di Adicasi: “In futuro dovremo riorganizzarci per far fronte alle nuove esigenze”

È di ieri la notizia che in Svizzera le case per anziani hanno registrato, solo durante la prima ondata, 160 milioni di costi aggiuntivi, dovuti anche alle mancate entrate. Per quanto riguarda il supporto statale Daniel Höchli, direttore di Curaviva, ha parlato di una situazione diversa da Cantone a cantone. Teleticino ha intervistato Setevens Crameri, direttore della casa anziani Alto Vedeggio e membro del comitato di Adicasi, l’associazione dei direttori delle case anziani, per chiedergli se questi aggravi si registrano anche in Ticino e com’è la situazione a livello di aiuti: “Sì, questi aggravi toccano anche il Ticino”, ha risposto, “anche noi fin dalla prima ondata siamo stati toccati particolarmente perché abbiamo dovuto riorganizzare tutto il sistema gestionale. Non sappiamo però a quanto ammontano i costi a livello cantonale, questi dati li ha il Cantone che li sta raccogliendo e sta monitorando la situazione”.

Ma il Cantone vi sta aiutando a coprire questi costi?
“Diciamo che la maggior parte dei costi sono stati determinati dall’acquisto di materiale sanitario, materiale di protezione e medicamenti, con tutto un aspetto anche legato alla logistica per allestire tutti gli spazi atti a visitare i residenti e i reparti Covid.
Oltre a questi costi ci sono stati quelli per potenziare il personale del settore alberghiero e del settore curante, ai quali si sono aggiunti i costi delle supplenze per le quarantene del personale. Il Cantone comunque già nel 2020 ha già riconosciuto i costi aggiuntivi partecipando con un contributo oltre al contratto di prestazione e sta appunto raccogliendo tutti i dati per calcolare i costi globali e capire come intervenire. Ma al momento non abbiamo dettagli”.

Il Governo quindi sembra non volervi lasciare da soli...
“Esatto, c’è un ottima collaborazione anche da parte di Adicasi, abbiamo subito collaborato e spiegato le nostre necessità. D’altronde ci sono stati anche dei bisogni determinati da una nuova direttiva emessa a giugno che prevede che gli istituti sanitari debbano avere materiale di scorta per tre mesi”.

Che cosa impariamo da questa pandemia? Il sistema funziona o andrà cambiato?
“Sicuramente abbiamo imparato molto, ad essere flessibili e vivere i cambiamenti man mano che andiamo avanti. Arriverà il momento in cui dovremo considerare delle riflessioni veramente molto importanti: sia a livello organizzativo in termini di risorse sia in termini strutturali. Poter disporre quindi di nuove strutture, dato che la maggior parte delle strutture che abbiamo sono datate e quindi strutturate su esigenze del passato. Bisognerà dunque capire quali saranno i nuovi bisogni per far fronte al futuro, restando consapevoli che il futuro muta le esigenze e che quindi quanto verrà deciso prossimamente potrebbe dover essere nuovamente rivisto tra 10/15 anni o di fronte a una nuova pandemia”.

Può farci un paio di esempi di eventuali correttivi?
“A prescindere dalla situazione pandemia dovremo valutare cosa fare in futuro delle camere doppie e dovremo anche avere spazi adeguabili e adattabili per organizzare meglio le attività lavorative in queste situazioni”.

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