
Tra la teoria e la pratica a volte la differenza può essere abissale. E spalancare le porte del carcere. È capitato all’infermiere 44enne dell’ospedale di Mendrisio arrestato a inizio dicembre inizialmente "solo" con l’accusa di maltrattamenti nei confronti di alcuni anziani ricoverati nel reparto di medicina1 del Beata Vergine. Non avrebbe osservato le indicazioni mediche scritte nella cartella clinica. Ecco perché oggi contro di lui il procuratore Nicola Respini è arrivato addirittura a ipotizzare il reato di omicidio intenzionale.Un po’ per caso, un po’ per fiuto, forse, fatto è che andando a frugare dentro le cartelle dei tre pazienti che sarebbero stati maltrattati, in una di queste sono emersi elementi che hanno insospettito il procuratore: le indicazioni del medico non sarebbero state osservate, l’infermiere ne avrebbe fatto un uso improprio. In sostanza, il paziente (nel frattempo deceduto) non avrebbe ricevuto la dose di farmaco prescritta dal medico ma un’altra, probabilmente maggiore. E così, di cartella in cartella, al momento attuale delle indagini sarebbero cinque i pazienti anziani in fase terminale a cui l’infermiere avrebbe accelerato o determinato la morte. Anche solo una goccia in più di morfina o di dormicum ogni ora in un paziente anziano malato terminale può rivelarsi fatale.Una goccia in più che, evidentemente, non compromette il volume delle scorte di medicinali, controllate e sotto chiave in un ospedale.
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