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Ticino
Carobbio rompe il silenzio: «Ora bisogna rimettere alcuni punti fermi»
Redazione
10 ore fa
La presidente del Governo ticinese interviene sul clima politico delle ultime settimane e denuncia «l’aggressività crescente» e i messaggi che inneggiano a odio e violenza – Difende il silenzio del Consiglio di Stato, spiegandolo con il rispetto della separazione dei poteri, e assicura: «Appena sarà possibile, risponderemo alle domande con la massima trasparenza».

Dopo settimane di silenzio, la direttrice del DECS Marina Carobbio Guscetti, questa mattina al termine della conferenza stampa sull'inizio dell'anno scolastico, ha voluto prendere la parola in qualità di presidente del Governo per lanciare un messaggio alla popolazione. Il riferimento, seppur non esplicito, va all'inasprirsi dei toni del dibattito pubblico in merito alle note vicende che hanno portato alle dimissioni del consigliere di Stato Claudio Zali. Ma non solo. Sullo sfondo vi è anche la morte della 52.enne rinvenuta il 18 agosto nell'acque del Ceresio. 

«A spingermi a prendere la parola oggi sono la progressiva deriva del dibattito pubblico cui abbiamo assistito nei giorni scorsi in Ticino, lo svilimento dei toni, l'aggressività crescente, la diffusione di messaggi che inneggiano a odio e violenza», ha esordito la presidente del Governo. «Sintomi e cause del disorientamento e della sfiducia di parte della popolazione, anche nei confronti delle istituzioni. Comprendo lo smarrimento che gli eventi delle ultime settimane possono aver generato. Credo però che sia ora di rimettere alcuni punti fermi».

«Come presidente del Governo cantonale», ha proseguito, «ritengo fondamentale ricordare la centralità della separazione dei poteri, che sta alla base dello stato di diritto. La discrezione, o silenzio, come lo hanno chiamato alcuni, adottata dal Consiglio di Stato in questi giorni, è da ricondurre proprio alla volontà di rispettare la separazione dei poteri, lasciando che a chiarire fatti e responsabilità sia il potere giudiziario, che deve poter operare in totale indipendenza e autonomia. Ciò non significa sottrarsi alle domande, alle verifiche, al controllo democratico, mediatico e parlamentare tramite inchieste giornalistiche, amministrative o approfondimenti parlamentari nell'ambito dell'alta vigilanza. Ci mancherebbe altro. Questi sono strumenti importanti che ho sempre difeso, che continuerò a difendere e alcuni dei quali ho anche contribuito a sviluppare. Appena sarà possibile, senza interferire con gli accertamenti giudiziari in corso, si dovrà rispondere alle domande e anche agli atti parlamentari con la massima trasparenza».

«Ribadisco inoltre, e ancora una volta senza alcuna ambiguità, che ogni forma di violenza è inaccettabile, da qualunque parte essa provenga. La violenza fisica, la violenza di genere, l'incitazione alla violenza, ma anche la violenza verbale, troppo spesso sottovalutata, che lascia ferite profonde non solo nelle persone che ne sono direttamente oggetto, ma pure tra le persone che le circondano.

«Il 29 luglio, in conferenza stampa, ho detto che come Consiglio di Stato dobbiamo impegnarci con il Parlamento e le forze politiche per ricostruire la fiducia nelle istituzioni. Lo ribadisco anche oggi. Dobbiamo farlo valutando se e quando è opportuno intervenire nel dibattito. Dobbiamo farlo, aggiungo, usando toni appropriati, rispettando ognuno il proprio ruolo, rispettando la separazione dei poteri. Dobbiamo farlo anche rafforzando le politiche pubbliche contro ogni forma di violenza e sopruso, portando avanti proposte che rispondano ai problemi cui sono confrontati le cittadine e i cittadini del nostro Cantone, continuando a investire nello Stato, nel lavoro quotidiano dell'amministrazione cantonale, nei servizi offerti alla cittadinanza. Tra l'altro, mi permetto di sottolineare che le istituzioni hanno sempre continuato a lavorare anche in queste settimane difficili».

«Il mio auspicio oggi è che si lavori nell'interesse del Cantone, della sua popolazione e delle sue istituzioni. Governo, Parlamento e Magistratura devono operare ognuno nel proprio ruolo e nella propria autonomia. Tutti noi abbiamo responsabilità nei toni del dibattito pubblico. Ciò non significa rinunciare al confronto costruttivo o alla denuncia quando necessario, ma farlo con toni civili, misurati, costruttivi, toni improntati al rispetto dei diritti e della dignità delle persone», ha concluso la presidente.