
I frontalieri del Verbano scrivono al ministro italiano dell’economia Giulio Tremonti. Scopo della missiva: la preoccupazione tra i lavoratori dopo la decisione della Svizzera di interrompere i negoziati sulla doppia imposizione fiscale con l’Italia. “Da qualche tempo – scrivono i frontalieri con in testa il rappresentante cannobiese Giorgio Zaniboni - gli italiani che lavorano in Canton Ticino si trovano in un ambiente di crescente ostilità a causa dell’applicazione dello scudo fiscale, particolarmente indirizzato verso la piazza finanziaria ticinese. Indiscutibile il dovere di combattere l’evasione fiscale, ma riteniamo che un’azione diplomatica intelligente e persuasiva avrebbe evitato questo deterioramento di rapporti fra Canton Ticino e province lombarde e piemontesi”. I frontalieri, scrive oggi la Regione, dichiarano a Tremonti di essere diventati “il primo soggetto di minacce di ritorsione, quali ritiro del permesso di lavoro e blocco del ristorno della parte di imposta alla fonte spettante ai comuni di residenza”. Una situazione diventata “inaccettabile per lavoratori dipendenti che hanno l’obbligo di avere un conto bancario in Svizzera per il versamento dello stipendio e i cui proventi del lavoro sono regolarmente tassati e le cui rendite e capitali di pensione, riscossi a fine trattamento lavoro, sono frutto di ritenuta da stipendio mensile e pertanto tassati alla fonte”. A questi obblighi non sono però soggetti i frontalieri di Campione d’Italia. E così chiedono a Tremonti “dal momento che è stato preso in considerazione il caso di Campione, perché non è stato previsto che tale esenzione venisse estesa a tutti i lavoratori frontalieri e domiciliati con residenza in Italia? Le chiediamo che voglia porre rimedio a questa grave omissione con un atto legislativo ufficiale”.
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